CNEWA Italia

Pellegrini di salvezza e speranza: Maria Pietrella

Dall’impegno quotidiano a Brooklyn al sostegno giuridico alla CNEWA, Maria Pietrella crede che la Chiesa sia chiamata a “andare incontro a ogni persona”.

Nota della redazione: Pellegrini di salvezza e speranza è una nuova rubrica nata per celebrare il centenario della fondazione di CNEWA, istituita nel 1926 come iniziativa pontificia di salvezza e speranza.

Nel tempo, questo spazio racconterà le storie di donne e uomini che, con il loro impegno, le loro risorse, i loro talenti e la loro fede, hanno reso possibile questa singolare opera della Santa Sede. Da generazioni, la loro generosità a sostegno delle Chiese orientali rafforza le comunità cristiane nel vivere l’insegnamento del buon Samaritano: “va’ e anche tu fa’ lo stesso”, contribuendo a curare le ferite di un mondo segnato dalla sofferenza.

A 22 anni, Maria Pietrella aveva già concluso gli studi di legge e lavorava in uno studio internazionale a Roma. Quando un avvocato le suggerì di approfondire il diritto canonico pur continuando a lavorare a tempo pieno, lei intraprese un percorso di studi che durò altri dieci anni, mentre cresceva il primo figlio con il marito e dava alla luce il secondo.

Tre di quegli anni li trascorse a formarsi al Tribunale della Rota Romana, il tribunale d’appello centrale della Chiesa e sede dei processi riservati alla Santa Sede.

“Oggi posso dire che tutto questo è stato possibile non perché io sia una superdonna… ma solo perché il Signore mi voleva davvero lì”, racconta Maria.

In seguito, lasciò la pratica civile per lavorare per la Santa Sede, dove affrontò casi “molto critici e molto riservati”. Quando CNEWA avviò l’ampliamento della propria presenza a Roma, il suo contributo fu determinante per orientarsi tra diritto civile e diritto canonico.

“Per me, collaborare con loro è stato un onore”, afferma.

Nel 2022, Maria Pietrella e la sua famiglia si trasferirono a New York per rispondere a una chiamata missionaria nata all’interno del Cammino Neocatecumenale. Entrarono a far parte di una Missio ad gentes, una realtà che vive l’annuncio del Vangelo nelle zone più secolarizzate e lontane dalla fede, a stretto contatto con le persone del posto.

In una udienza in Vaticano, Papa Francesco inviò loro e molte altre famiglie come missionari. La famiglia di Maria lasciò tutto a Roma insieme con un sacerdote, un seminarista e altri laici partirono e formarono una Missio ad gentes con base nella Chiesa di Our Lady of Montserrat, nel quartiere di Bedford‑Stuyvesant a Brooklyn. La diocesi aveva chiuso la parrocchia nel 2010; ma nel 2013, su richiesta dell’allora Vescovo Nicholas DiMarzio, la chiesa diventò il centro locale delle attività della missione.

“Lavoriamo tra i poveri. Poveri in ogni senso”, spiega, “persone che hanno davvero bisogno di una parola di speranza e di amore”.

La Missio ad gentes testimonia Gesù Cristo con la vicinanza, la semplicità e la vita quotidiana. Le attività pastorali vanno dagli incontri di catechesi alle iniziative natalizie, fino a semplici momenti di convivialità, come i barbecue nei parchi pensati anche per chi vive sulla strada.

“Siamo lì solo per testimoniare l’amore di Dio”, afferma.

“Allo stesso tempo, continuo a lavorare molto come canonista”, aggiunge. Diversi dicasteri della Santa Sede le chiedono ancora di prestare il suo servizio come avvocato presso la Rota Romana, mentre svolge anche il ruolo di giudice nel tribunale della diocesi di Brooklyn.

Ora che CNEWA ha una presenza operativa stabile in Italia, Maria continua a offrirle la sua consulenza.

“CNEWA lavora davvero per il bene delle persone e della Chiesa”, dice, “e il suo impegno è straordinario”.

I cattolici sono chiamati a essere “un segno concreto dell’immenso amore che Dio ha per ogni uomo e ogni donna, non solo per i cattolici”.

“La Chiesa, per sua natura, è chiamata ad andare incontro a ogni persona, soprattutto chi è più lontano e più bisognoso. Questo è ciò che fanno, in modo concreto, sia la Missio ad gentes che CNEWA”.

Barb Fraze è redattrice collaboratrice di ONE Magazine e giornalista freelance.

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