Anche dopo due mesi di cessate il fuoco e con gli aiuti che aumentano, la situazione umanitaria a Gaza continua a peggiorare.
L’inverno, particolarmente rigido, sta mettendo a dura prova centinaia di migliaia di famiglie sfollate. Gli allagamenti, il crollo dei rifugi e il freddo intenso colpiscono soprattutto chi vive in tende o senza reali protezioni. Le piogge torrenziali degli ultimi giorni hanno distrutto molti ripari di fortuna, trasformando le aree di accoglienza in distese d’acqua gelida e aggravando ulteriormente una crisi già drammatica.
Om Haitham Ouda viveva in un edificio residenziale di cinque piani nel quartiere Zeitoun di Gaza. Tuttavia, durante i due anni di guerra tra Israele e Hamas, la sua abitazione è diventata inabitabile, e lei e la sua famiglia si sono rifugiate ora in una struttura parzialmente distrutta e allagata.
“Non possiamo vivere qui a causa della pioggia”, ha raccontato a ONE, la rivista della CNEWA. “L’acqua entra continuamente, giorno e notte. Ci stringiamo in un angolo e passiamo ore a cercare di asciugare noi stessi e i bambini. Non dormiamo mai.”

La signora Ouda ha ricordato come la sua famiglia sia stata costretta a fuggire dalla propria abitazione dopo che l’esercito israeliano aveva ordinato l’evacuazione dell’area.
“Non avevamo fatto nemmeno cento metri quando hanno distrutto tutto intorno a noi”, ha raccontato. “Ci hanno massacrati, ci hanno fatto impazzire — e poi è arrivato l’inverno”.
Il freddo ha reso ancora più dura la sofferenza della sua famiglia. All’inizio della settimana, una delle sue nuore ha partorito con un cesareo, proprio dentro il rifugio allagato.
“Abbiamo paura di accendere un fuoco vicino a lei”, ha detto. “Cerchiamo di farlo sotto la pioggia, e anche così, spesso, non si accende”.
La signora Ouda descrive una famiglia ormai dispersa. Medici, avvocati, persone con vite un tempo solide: ora tutti sparpagliati tra tende e ripari insicuri.
“Mio figlio mi ha chiamato alle due del mattino”, continua. “Mi ha detto che sua figlia ha l’ipotermia perché nella tenda entra la pioggia”. Mi ha domandato ‘Dove posso andare, madre?’ E io cosa posso rispondere?”.
“Il freddo e il vento ci stanno uccidendo”, conclude. “Chi si ammala muore. Che cosa posso fare?”
Secondo le Nazioni Unite, il 92% delle case a Gaza è stato danneggiato o distrutto. Le famiglie non hanno un posto sicuro dove tornare con l’arrivo dell’inverno. Le distruzioni diffuse hanno spinto gli sfollati in rifugi sovraffollati, tra rovine e tende che offrono una protezione minima contro il maltempo.
La Protezione Civile palestinese a Gaza ha dichiarato che le recenti tempeste hanno causato la morte di 17 persone, tra cui quattro bambini. Le intemperie hanno fatto crollare 17 edifici residenziali e hanno allagato il 90% dei rifugi della Striscia di Gaza. Altri 90 edifici sono crollati parzialmente. Le squadre di soccorso hanno ricevuto più di 5.000 chiamate di emergenza dall’inizio delle tempeste, molte provenienti da famiglie intrappolate in case allagate o in ripari esposti.
Mahmoud Basal, portavoce della Protezione Civile, racconta che tutte le tende degli sfollati, in diverse zone della Striscia, risultano danneggiate. Le famiglie non hanno più nemmeno una protezione temporanea. Materassi, coperte, vestiti e oggetti essenziali sono fradici o distrutti.
“Le tende si sono rivelate del tutto inefficaci nella Striscia di Gaza” afferma Basal, che invita le organizzazioni internazionali a fermare l’invio di nuove tende e ad avviare invece lavori urgenti di ricostruzione.
“Chiediamo l’avvio immediato della ricostruzione e la garanzia di alloggi sicuri, che tutelino la dignità umana e proteggano la vita”, aggiunge Basal.
L’agenzia israeliana responsabile del coordinamento delle attività governative a Gaza ha dichiarato, il 16 dicembre, che gli aiuti umanitari stanno entrando nella Striscia.
Rosalia Bollen, portavoce dell’UNICEF, ha spiegato che il flusso degli aiuti è aumentato del 260% rispetto al periodo precedente all’accordo sul cessate il fuoco. Nonostante questo incremento, gli aiuti restano insufficienti per rispondere ai bisogni della popolazione di Gaza, soprattutto degli sfollati.

Molte organizzazioni umanitarie avvertono che gli aiuti disponibili non bastano a rispondere ai bisogni enormi della popolazione. Mancano soprattutto ripari adeguati all’inverno, forniture mediche e materiali per la ricostruzione. Le strade allagate e le infrastrutture distrutte rendono sempre più difficile raggiungere le famiglie più vulnerabili.
Joseph Hazboun, direttore regionale della CNEWA-Pontificia Missione a Gerusalemme, descrive una situazione estremamente complessa. A suo avviso, gli interventi umanitari a Gaza sono “gravemente limitati e si scontrano con ostacoli sistemici, al punto da rendere quasi impossibili operazioni su larga scala”.
“Anche se distribuiamo cibo e carburante”, prosegue, “articoli essenziali come generatori elettrici e cliniche prefabbricate vengono spesso bloccati all’ingresso”. Aggiunge che “le restrizioni israeliane continuano a impedire i principali sforzi di ricostruzione e riabilitazione, anche se alcuni lavori minori, come la riparazione delle linee di comunicazione, stanno andando avanti”.
“La tragedia continua”, conclude Hazboun, “con enormi difficoltà nell’accesso agli aiuti e risorse critiche ben lontane da ciò che serve davvero”.
Hazboun spiega che la CNEWA-Pontificia Missione sta lavorando con i partner locali per fornire cibo, acqua, medicine, kit igienici e supporto psicosociale.
“Invitiamo anche i nostri partner sul campo a pensare in modo creativo, e a valutare se piccole iniziative private possano migliorare, anche solo in parte, le condizioni attuali”.
“Abbiamo fiducia nel talento e nella creatività dei giovani di Gaza e speriamo che possano trovare idee per trasformare tonnellate di rifiuti e macerie in qualcosa di utile”.
“Diffondere speranza in una terra senza speranza è una sfida enorme”, conclude. “Ma non ci stancheremo mai”.