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Emergenza: il Medio Oriente tra le macerie

Donna in piedi su una strada distrutta nel quartiere Zeitoun di Gaza City.
Le strade del quartiere Zeitoun, a sud-est di Gaza City, appaiono devastate dagli sbancamenti. La vicinanza dell’esercito israeliano limita fortemente gli spostamenti dei residenti. (Foto di Diaa Ostaz)

«La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina», ha detto papa Leone XIV durante la Veglia di preghiera per la pace, l’11 aprile.

«Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia…In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione».

«Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà».

Le immagini di droni armati, missili, esplosioni, fiamme e macerie restano impresse nella mente. A queste si aggiungono zaini macchiati di sangue e resti di corpi. Anche dopo l’annuncio di un cessate il fuoco in Medio Oriente, le conseguenze per innumerevoli innocenti restano irreversibili. E nel Libano meridionale la violenza continua a uccidere, soprattutto donne e bambini.

Molti temono che questa nuova escalation di violenza segni un momento decisivo per il Medio Oriente:

«La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile», ha detto papa Leone XIV dopo l’Angelus di domenica 1° marzo, poche ore dopo l’attacco contro l’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele.

Solo Dio sa quando finirà questa carneficina. Ma una cosa appare evidente: quando il rumore delle armi si spegnerà, i più colpiti saranno i civili. Famiglie, bambini, anziani. I più fragili e dimenticati, già provati da anni di sofferenza.

CNEWA continua a restare accanto a queste comunità grazie all’impegno delle Chiese orientali presenti in tutto il Medio Oriente. A Gerusalemme, a Gaza, in Giordania, in Siria e in Libano, rispondiamo ai bisogni più urgenti. Portiamo aiuti concreti: cibo, acqua, medicine, vestiti, un riparo. E offriamo anche ascolto, attenzione e vicinanza.

«I nostri team in tutta la regione lavorano per molte ore ogni giorno al servizio delle Chiese e dei popoli che ci siamo impegnati a sostenere», ha affermato Mons. Vaccari. «Le loro vite e le loro giornate traducono in modo concreto la domanda del Vangelo “Chi è il mio prossimo?”, perché sono presenti per tutti».

Le donne e gli uomini di CNEWA presenti sul campo, in Medio Oriente come nel Corno d’Africa, in India o nell’Europa orientale, sono la nostra forza più grande. E anche loro hanno bisogno del nostro aiuto, ora.

Invia il tuo contributo per aiutare CNEWA a offrire sostegno immediato nelle emergenze. Grazie al tuo aiuto, possiamo intervenire in modo sicuro ed efficace. Le crisi si stanno diffondendo lungo un arco di conflitti che va dal Corno d’Africa, attraverso il Medio Oriente, fino al Caucaso e all’Ucraina.

Ti invitiamo a unirti a noi nella preghiera, chiedendo un ritorno al dialogo, alla diplomazia, alla giustizia e a una pace che duri nel tempo.

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