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«Libano, rialzati!», dice il Papa tornando a Roma

Prima di rientrare a Roma, Papa Leone ha sostato in preghiera nel luogo segnato dall’esplosione al porto di Beirut del 2020. Poi ha celebrato la Messa sul lungomare, poco distante.

BEIRUT (CNS) — Papa Leone XIV ha concluso la sua visita in Libano con «un accorato appello: cessino gli attacchi e le ostilità».

All’aeroporto di Beirut, prima del volo di ritorno a Roma del 2 dicembre, il Papa ha ribadito con forza «nessuno creda più che la lotta armata porti qualche beneficio». E ha indicato una strada alternativa: «Le armi uccidono, la trattativa, la mediazione e il dialogo edificano. Scegliamo tutti la pace come via, non soltanto come meta!».

Durante il suo soggiorno in Libano, dal 30 novembre al 2 dicembre, il Papa ha ripetutamente invocato la pace, la giustizia e uno sforzo concertato da parte di tutti i libanesi per costruire un futuro meglio per loro e per le loro famiglie.

Dopo la Messa e prima della preghiera dell’Angelus del 2 dicembre, Papa Leone XIV ha rinnovato il suo appello «alla comunità internazionale di non risparmiare alcuno sforzo nel promuovere processi di dialogo e riconciliazione». Si è poi rivolto direttamente «a quanti sono investiti di autorità politica e sociale, qui e in tutti i Paesi segnati da guerre e violenze: ascoltate il grido dei vostri popoli che invocano pace!».

«Il Medio Oriente ha bisogno di atteggiamenti nuovi, per rifiutare la logica della vendetta e della violenza, per superare le divisioni politiche, sociali e religiose, per aprire capitoli nuovi all’insegna della riconciliazione e della pace», ha detto. «Occorre cambiare strada, occorre educare il cuore alla pace».

Papa Leone XIV in preghiera.
Papa Leone XIV in preghiera presso il memoriale che segna il luogo della tragica esplosione avvenuta nel 2020 al porto di Beirut, il 2 dicembre (Foto di CNS/Lola Gomez).

Tuttavia, il Papa non ha mai citato Hezbollah. Né ha menzionato Israele. Ha evitato di riferirsi ai militanti sciiti che colpiscono Israele dal Libano, così come agli attacchi israeliani che da oltre due anni bersagliano città e villaggi libanesi.

Durante la cerimonia di commiato all’aeroporto, ha espresso la speranza che tutto il Medio Oriente possa lasciarsi coinvolgere «in questo spirito di fraternità e di impegno per la pace, anche chi oggi si considera nemico».

Alle 6.30 dell’ultimo giorno del viaggio, un doppio arcobaleno è apparso nel cielo sopra la baia di Zaitunay, a Beirut.

Il Papa ha iniziato la giornata visitando un ospedale psichiatrico gestito dai cattolici. Successivamente si è recato al porto di Beirut, luogo della devastante esplosione del 2020. Lì, un’improvvisa detonazione chimica uccise più di 200 persone, ne ferì circa 7.000 e lasciò senza casa quasi 300.000 abitanti.

«Mi ha toccato il cuore la breve visita al porto di Beirut, dove l’esplosione ha devastato non soltanto un luogo, ma tante vite», ha affermato il Papa durante la messa celebrata in seguito sul vicino lungomare.

«Ho pregato per tutte le vittime e porto con me il dolore e la sete di verità e di giustizia di tante famiglie, di un intero Paese», ha aggiunto. I familiari delle vittime dell’esplosione di nitrato di ammonio, stoccato in modo improprio, si sono uniti al Papa nella preghiera sul luogo della tragedia. Attorno a loro, il porto mostra ancora montagne di macerie, auto carbonizzate e cumuli di vestiti e tessuti strappati.

Erano presenti anche i vescovi melchiti e maroniti di Beirut, nonché il primo ministro libanese Nawaf Salam e Haneen Sayed, ministro degli Affari sociali del governo, che ha perso la madre nell’esplosione.

Papa Leone ha deposto una corona di fiori, ha acceso una candela e ha pregato. Poi ha salutato le famiglie e i sopravvissuti, molti dei quali portano ancora sul corpo le cicatrici delle ferite. Una ragazza, in lacrime, ha chiesto un abbraccio, che il Papa le ha dato prima di posarle una mano sulla testa e benedirla.

Nella sua omelia durante la Messa, Papa Leone ha affermato che la bellezza del Libano «è oscurata da povertà e sofferenze, da ferite che hanno segnato la vostra storia». Ha poi spiegato di essersi recato poco prima al porto per pregare nel luogo dell’esplosione.

«La bellezza del vostro Paese è oscurata da tanti problemi che vi affliggono, da un contesto politico fragile e spesso instabile, dalla drammatica crisi economica che vi opprime, dalla violenza e dai conflitti che hanno risvegliato antiche paure», ha affermato il Papa senza fornire ulteriori precisazioni.

La lettura del Vangelo del giorno, Luca 10,21-24, inizia citando Gesù, che «esultò nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra”».

Papa Leone ha detto alle oltre 100.000 persone presenti alla Messa che sa che non è sempre facile lodare Dio.

«A volte, appesantiti dalle fatiche della vita, preoccupati per i numerosi problemi che ci circondano, paralizzati dall’impotenza dinanzi al male e oppressi da tante situazioni difficili», ha spiegato, «siamo più portati alla rassegnazione e al lamento, che allo stupore del cuore e al ringraziamento».

Papa Leone XIV mentre tiene in mano un dipinto in un aereo.
Papa Leone XIV riceve un dipinto da Joseph Farchakh, reporter della Lebanese Broadcasting Corporation, durante il volo dal Libano a Roma il 2 dicembre. L’opera è stata realizzata da un artista in diretta durante il viaggio del Papa, includendo immagini dei luoghi visitati (Foto di CNS/Vatican Media).

Ma, ha detto il Papa, la Parola del Signore «ci invita a trovare le piccole luci splendenti nel cuore della notte, sia per aprirci alla gratitudine che per spronarci all’impegno comune a favore di questa terra».

La fede e la carità dei cristiani libanesi, insieme alla disponibilità a dialogare e collaborare con persone di altre religioni, rappresentano «piccole luci che risplendono nella notte, piccoli virgulti che spuntano, piccoli semi piantati nell’arido giardino di questo tempo storico possiamo vederli anche noi, anche qui, anche oggi», ha affermato.

«Tutti noi siamo chiamati a coltivare questi virgulti», ha esortato. Solo così si può evitare lo scoraggiamento e «non cedere alla logica della violenza e all’idolatria del denaro, a non rassegnarci dinanzi al male che dilaga».

«Libano, rialzati!», ha detto. «Sii casa di giustizia e di fraternità! Sii profezia di pace per tutto il Levante!». Il termine “Levante” si riferisce alla zona che costeggia il Mediterraneo orientale e che tradizionalmente comprende Turchia, Libano, Siria, Israele, Palestina e Giordania.

Cindy Wooden, Catholic News Service

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