CNEWA Italia

Un secolo di salvezza e speranza

ONE Magazine è la rivista ufficiale della Catholic Near East Welfare Association (CNEWA), pubblicata regolarmente dal 1974. Attualmente, i contenuti sono disponibili solo in inglese e spagnolo. Il presente articolo racconta il cammino di CNEWA in questi cento anni di salvezza e speranza, ripercorrendo le sue origini, la sua missione e il suo impegno accanto alle Chiese orientali e alle comunità più vulnerabili.

Alla fine del primo quarto del XXI secolo, il mondo appare attraversato da conflitti e da un profondo caos sociale, culturale, economico e politico. Le attese e l’ottimismo che avevano accompagnato la fine del Novecento svaniscono poco a poco. Al loro posto crescono sentimenti più cupi: paura, rabbia, sfiducia, risentimento.

«In questo nostro tempo», disse papa Leone XIV nell’omelia che inaugurò il suo pontificato il 18 maggio 2025, «vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri».

Poi aggiunse un pensiero per la Chiesa e per la sua missione: «E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità. Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua Parola che illumina e consola! Ascoltate la sua proposta di amore per diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo noi siamo uno».

Come agenzia della Santa Sede, l’Associazione cattolica per il benessere del Vicino Oriente lavora, fin dalla sua fondazione da parte di papa Pio XI l’11 marzo 1926, come quel «piccolo lievito di unità, comunione e fraternità». La sua missione si rivolge soprattutto ai popoli delle Chiese orientali e a chi vive ai margini, che queste comunità di fede accompagnano attraverso opere pastorali e iniziative umanitarie.

CNEWA nasce come un raggio di luce, un segno di salvezza e speranza in un periodo particolarmente oscuro della storia. La “guerra che doveva porre fine a tutte le guerre” — la Prima guerra mondiale — lasciò presagire distruzioni ancora maggiori anche dopo l’armistizio del 1918. Il crollo degli imperi austro-ungarico, ottomano e russo scatenò crisi di enorme portata.

Mosso dalla sofferenza di milioni di sopravvissuti alla guerra, al genocidio e alla rivoluzione, Papa Benedetto XV avviò interventi umanitari della Chiesa in Asia Minore e in Europa. Credeva profondamente nell’unità della Chiesa, soprattutto tra cattolici e ortodossi. Dopo la sua morte prematura, nel gennaio 1922, il suo successore, Pio XI, raccolse questa eredità. Proseguì il lavoro con decisione. Cercò il sostegno dei cattolici negli Stati Uniti e si rivolse al fondatore dei Francescani dell’Atonement, il reverendo Paul Wattson. Wattson sosteneva con grande fervore l’unità della Chiesa e, nel 1908, aveva ideato l’Ottavario per l’unità dei cristiani, quando ancora apparteneva alla Chiesa Episcopale.

Cinque bambini sorridono alla macchina fotografica, e uno di loro è in piedi a testa in giù.
In questa foto d’archivio, dei bambini giocano per le strade di Mananthavady, nello stato del Kerala, India. (Foto di Suor Christian Molidor, R.S.M.)

Toccato dagli appelli del papa, padre Paul incoraggiò i suoi sostenitori a contribuire. Lo fece soprattutto dalle pagine della sua rivista mensile The Lamp. Invitò molti a sostenere l’instancabile vescovo greco-cattolico Georges Calavassy e il cappellano militare inglese, Mons. Richard Barry-Doyle. I due operavano tra le decine di migliaia di rifugiati armeni, assiro-caldei, greci e russi antibolscevichi che affluivano a Costantinopoli, capitale di un mondo ottomano ormai al tramonto.

Nel dicembre 1924, padre Paul, Mons. Barry-Doyle insieme ad un gruppo di importanti laici cattolici fondarono a Filadelfia la “Catholic Near East Welfare Association” (l’Associazione cattolica per il benessere del Vicino Oriente). Volevano creare uno strumento capace di sostenere il lavoro del Vescovo Calavassy con i cristiani sfollati del «Vicino Oriente».

La tournée di conferenze di Mons. Barry-Doyle, intitolata «The Call of the East», riempì sale da concerto in tutti gli Stati Uniti, compresa la Carnegie Hall di Manhattan. L’iniziativa creò consapevolezza, toccò i cuori e raccolse fondi per sostenere il primo nucleo di quella che sarebbe diventata la CNEWA, impegnata a rispondere ai bisogni degli sfollati a Costantinopoli.

Le attività del «Crociato dei bambini», come molti chiamavano Mons. Barry-Doyle, si univano al lavoro più riflessivo di un sacerdote benedettino tedesco, Augustine von Galen. Era il fratello maggiore del vescovo Clemens von Galen, il celebre cardinale antinazista noto come il «Leone di Münster». Nel 1924, padre von Galen viaggiò in Nord America su richiesta della Sacra Congregazione per le Chiese Orientali. Voleva sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi per la Catholic Union. L’associazione promuoveva la riunificazione delle Chiese cattolica e ortodossa, una causa che i papi Benedetto XV e Pio XI sostenevano con entusiasmo.

Per questi due pontefici, aiuto umanitario e impegno ecumenico camminavano insieme. Così, nel marzo 1926, e incoraggiato da membri dell’episcopato cattolico statunitense, il papa unì queste due realtà in un’unica agenzia pontificia. Affidò la presidenza del consiglio direttivo, «ex officio», all’Arcivescovo di New York. Mantenne il nome di Catholic Near East Welfare Association e riunì, in questo modo, le diverse iniziative delle Chiese orientali attive nel territorio allora noto come Vicino Oriente.

Quasi venticinque anni dopo la fondazione di CNEWA da parte di papa Pio XI, il suo successore affidò a Mons. Thomas J. McMahon, membro di CNEWA, la guida di un comitato ad hoc della Santa Sede. Il comitato doveva coordinare gli aiuti cattolici nel mondo per i rifugiati palestinesi. Centinaia di migliaia di persone avevano lasciato le loro case dopo il rapido ritiro delle truppe britanniche dalla Palestina mandataria nel 1948. Pio XII affidò a CNEWA la direzione e la gestione della Pontificia Missione. I suoi successori ampliarono questo mandato e lo resero permanente. In questo modo, la Chiesa poté rispondere ai bisogni delle persone più vulnerabili del Medio Oriente.

In poche parole, «aiuto e unità» raccontano la storia di questa agenzia di salvezza e speranza in questi ultimi cento anni. E, in un tempo in cui regnano incertezza, divisioni, caos e conflitti, CNEWA continua a brillare come un segno di speranza, un lievito di unità, comunione e fraternità.

Un elemento centrale del ministero del Vescovo di Roma, successore di Pietro e pontifex maximus — il costruttore di ponti per eccellenza — guida anche la missione di CNEWA. L’associazione contrasta una società moderna che spesso sfrutta le differenze tra i popoli: nazionalità, etnia, religione, politica, cultura. CNEWA sceglie un’altra strada, una strada che vuole generare salvezza e speranza. Segue l’invito del nostro pontefice, che ci sprona a camminare «con le Chiese cristiane sorelle, con coloro che percorrono altri cammini religiosi, con chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace».

«Insieme, come unico popolo, come fratelli tutti, camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi».

Il seguente articolo è stato tradotto dalla rivista ONE Magazine, lo puoi trovare in versione originale cliccando qui.

Michael J. La Civita è il direttore delle comunicazioni e del marketing della CNEWA.

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