{"id":1105,"date":"2024-12-22T12:27:00","date_gmt":"2024-12-22T11:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/cnewa.org\/it\/?p=1105"},"modified":"2026-03-05T11:58:38","modified_gmt":"2026-03-05T10:58:38","slug":"senza-via-duscita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cnewa.org\/it\/senza-via-duscita\/","title":{"rendered":"Senza via d\u2019uscita"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Per commemorare il 75\u00b0 anniversario della fondazione dell\u2019agenzia operativa di CNEWA in Medio Oriente, la Pontificia Missione per la Palestina, vi presentiamo un articolo su una speciale iniziativa della Santa Sede in Medio Oriente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Gli abitanti del campo profughi di Dbayeh, in Libano, stavano gi\u00e0 lottando per sopravvivere quando, a met\u00e0 settembre, \u00e8 scoppiata una guerra su larga scala tra Israele e Hezbollah, un partito politico e una milizia sciita con base nel sud del Libano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo l\u2019inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza, in risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, la milizia filoiraniana di Hezbollah ha lanciato missili nel nord di Israele a sostegno di Hamas. Ne \u00e8 seguito un intenso scambio di fuoco tra Israele e Hezbollah.<\/p>\n\n\n\n<p>Il conflitto \u00e8 rapidamente degenerato con l\u2019avvio di una guerra su larga scala da parte di Israele contro il Libano il 23 settembre, seguita da un\u2019invasione di terra il 1\u00b0 ottobre. Alla fine di ottobre, i bombardamenti israeliani nel sud del Libano, nella valle della Bekaa e nelle periferie di Beirut avevano ucciso pi\u00f9 di 2.600 persone e sfollato internamente circa 1,2 milioni di persone, pari a un quinto dell\u2019intera popolazione del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio di ottobre, 100 famiglie sfollate internamente sono arrivate nel campo di Dbayeh in cerca di rifugio, in un contesto gi\u00e0 al limite della sostenibilit\u00e0. Situato a circa tredici chilometri a nord di Beirut, il campo di Dbayeh \u00e8 stato fondato per accogliere i rifugiati palestinesi cristiani espulsi dalla Galilea.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon eravamo preparati ad accoglierli\u201d, afferma suor Magdalena Smet, P.S.N. \u201cIl conflitto \u00e8 degenerato cos\u00ec rapidamente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Suor Magda, come \u00e8 affettuosamente chiamata nel campo, appartiene alle Piccole Sorelle di Nazareth, una comunit\u00e0 religiosa belga che serve il campo dal 1987. Le tre Piccole Sorelle attualmente presenti sono al centro della risposta a questa nuova emergenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLe famiglie hanno bisogno di tutto: materassi, vestiti, cibo, coperte\u201d, spiega. \u201cDobbiamo contare sulla generosit\u00e0 e sull\u2019ospitalit\u00e0 di persone che gi\u00e0 possiedono pochissimo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel campo di Dbayeh, come nel resto del Libano, la solidariet\u00e0 con gli sfollati \u00e8 stata immediata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo ceduto il mio ufficio e la mia casa a tre famiglie, e stiamo usando la sala della chiesa per organizzare la distribuzione di beni di prima necessit\u00e0 e cibo\u201d, racconta il reverendo Joseph Raffoul, sacerdote cattolico greco-melchita che serve la parrocchia di San Giorgio nel campo.<\/p>\n\n\n\n<p>Rita Ghattas, una palestinese cristiana, descrive la situazione come \u201cstressante\u201d. Lei \u00e8 nata e cresciuta nel campo, cos\u00ec come suo marito, Bassel, e la loro figlia di 15 anni, Reem.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre di Bassel aveva 14 anni quando venne espulso dal suo villaggio, al Bassa, nel sotto distretto di Acri dell\u2019allora Palestina mandataria, durante la guerra arabo-israeliana del 1948. L\u2019espulsione di oltre 700.000 palestinesi dai loro villaggi in quell\u2019epoca \u00e8 conosciuta come la Nakba, che in arabo significa \u201ccatastrofe\u201d. In quella guerra persero la vita circa 15.000 palestinesi e 6.000 israeliani.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"512\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_122H-1024x512.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1103\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_122H-1024x512.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_122H-300x150.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_122H-768x384.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_122H-1536x768.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_122H-1600x800.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_122H.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fondato negli anni \u201850, il campo profughi di Dbayeh si trova a circa 13 km a nord di Beirut. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 1949, Papa Pio XII istitu\u00ec la Pontificia Missione per la Palestina per convogliare gli aiuti cattolici a questi rifugiati palestinesi, affidandone la leadership, l\u2019amministrazione e la direzione alla <em>Catholic Near East Welfare Association<\/em> (CNEWA).<\/p>\n\n\n\n<p>Il campo di Dbayeh fu formalmente istituito nel 1956, sui terreni del Monastero maronita di San Giuseppe, dove anni prima i monaci avevano allestito un campo di tende in risposta alla crisi. L\u2019Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l\u2019Occupazione dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) e la CNEWA-Pontificia Missione collaborarono per sostituire le tende con rifugi composti da una sola stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre di Bassel trov\u00f2 infine rifugio nel campo di Dbayeh, che nel corso degli anni ha accolto anche rifugiati siriani e libanesi sfollati a causa dei conflitti. La famiglia Ghattas non \u00e8 l\u2019unica famiglia palestinese a vivere nel campo \u2014 originariamente concepito come una soluzione temporanea \u2014 per tre generazioni successive. Prima dell\u2019attuale guerra, il campo ospitava circa 610 famiglie: 264 famiglie palestinesi, 271 famiglie libanesi e 75 famiglie siriane.<\/p>\n\n\n\n<p>Gerasimos Tsourapas, professore di relazioni internazionali presso l\u2019Universit\u00e0 di Glasgow, in Scozia, spiega perch\u00e9 il campo \u00e8 diventato una dimora permanente per i rifugiati palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u201cDobbiamo contare sulla generosit\u00e0 e sull\u2019ospitalit\u00e0 di persone che hanno gi\u00e0 molto poco\u201d.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le nazioni compresero la necessit\u00e0 di un sistema globale indipendente \u201cper gestire sia la migrazione lavorativa sia quella forzata, affinch\u00e9 non si ripetessero le atrocit\u00e0 della prima met\u00e0 del secolo\u201d, afferma.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEmersero un regime globale per i rifugiati, le Nazioni Unite e diverse agenzie\u201d, aggiunge. \u201cAl centro di questo regime globale per i rifugiati c\u2019\u00e8 il principio della protezione dei pi\u00f9 vulnerabili\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un documento chiave in questo sforzo globale \u00e8 la Convenzione sui Rifugiati del 1951, che \u201cdelinea gli standard minimi di base per il trattamento dei rifugiati, incluso il diritto all\u2019alloggio, al lavoro e all\u2019istruzione\u2026 affinch\u00e9 possano condurre una vita dignitosa e indipendente\u201d, secondo l\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019UNHCR funge da \u201cguardiano\u201d della convenzione e lavora con gli Stati firmatari per garantire che i diritti dei rifugiati siano protetti. Tuttavia, il Libano non ne \u00e8 firmatario.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl regime globale per i rifugiati non \u00e8 stato in grado di fornire a questi gruppi un\u2019adeguata protezione\u201d e i paesi ospitanti continuano a portare il peso principale del loro benessere, conclude il professor Tsourapas.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_080H-1-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1102\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_080H-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_080H-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_080H-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_080H-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_080H-1-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_080H-1.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nel cuore del campo, i bambini si ritrovano tra edifici fatiscenti. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Secondo l\u2019UNRWA, il 45% dei circa 250.000 rifugiati palestinesi che risiedevano in Libano a marzo 2023 vive nei 12 campi profughi palestinesi riconosciuti del paese, dove subisce diverse forme di discriminazione legale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Libano impone restrizioni lavorative che impediscono ai rifugiati palestinesi di esercitare 70 professioni, tra cui quelle di ingegnere, medico o avvocato. Sono privati del diritto di propriet\u00e0 e non possono nemmeno costruire piani aggiuntivi nelle loro abitazioni all\u2019interno del campo per ampliare lo spazio abitativo.<\/p>\n\n\n\n<p>La crisi economica del Libano, aggravata dal crollo bancario seguito all\u2019esplosione del porto di Beirut nell\u2019agosto 2020, ha accentuato queste difficolt\u00e0. A marzo 2023, l\u201980% dei rifugiati palestinesi in Libano viveva sotto la soglia di povert\u00e0 del paese, fissata a $91,60 al mese, secondo la Banca Mondiale. Il reddito mensile medio in Libano nel 2023 era di circa $122.<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene la stragrande maggioranza dei palestinesi in Libano sia sunnita, il campo di Dbayeh ospita prevalentemente cristiani.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI rifugiati cristiani si trovano in una situazione diversa rispetto a quelli musulmani\u201d, afferma Marie Kortam, sociologa e ricercatrice associata presso l\u2019<em>Institut Fran\u00e7ais du Proche-Orient <\/em>a Beirut.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u201cTutti soffrono, \u00e8 un problema sistemico\u201d.<\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In generale, la situazione socioeconomica dei cristiani e dei palestinesi musulmani sunniti \u00e8 simile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEntrambi affrontano le stesse restrizioni nell\u2019accesso al mercato del lavoro, a meno che non lavorino con organizzazioni religiose\u201d, spiega. \u201cCi\u00f2 che viene proiettato sui cristiani \u00e8 un\u2019immagine di modernit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa solidariet\u00e0 \u00e8 anche pi\u00f9 forte, perch\u00e9 i palestinesi cristiani sono una comunit\u00e0 molto pi\u00f9 piccola rispetto ai palestinesi sunniti. Alcuni di loro hanno ottenuto la cittadinanza libanese, soprattutto nel campo di Dbayeh, nel 1991, per ragioni elettorali\u201d, aggiunge.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Libano \u00e8 uno Stato confessionale, in cui i rappresentanti eletti sono affiliati a gruppi religiosi e dove l\u2019accesso ai servizi sociali o al lavoro \u00e8 spesso concesso in cambio di lealt\u00e0 politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Un comitato civile funge da organo di coordinamento del campo e organizza gli aiuti umanitari per i residenti. Elias Habib, direttore del comitato, afferma che Dbayeh \u00e8 \u201cdiverso\u201d dagli altri campi palestinesi: \u201cDobbiamo provvedere da soli, perch\u00e9 riceviamo pochissimi servizi dall\u2019UNRWA\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I gruppi ecclesiali, come CNEWA-Pontificia Missione, presente nel campo sin dalla sua fondazione, e le Piccole Sorelle di Nazareth, contribuiscono a colmare queste lacune.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_176H-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1101\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_176H-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_176H-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_176H-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_176H-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_176H-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_176H.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Materassi in schiuma vengono consegnati dallo staff di CNEWA-Pontificia Missione a met\u00e0 ottobre per sostenere gli sfollati dalla guerra tra Israele e Hezbollah. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La scuola gestita dall\u2019UNRWA all\u2019interno del campo, costruita dalla CNEWA-Pontificia Missione, fu distrutta nel 1978 durante la guerra civile libanese. Dopo la guerra, fu costruita una nuova scuola dell\u2019UNRWA al di fuori del campo, ma venne chiusa nel 2013 a causa della scarsa iscrizione. Da allora, il campo non ha pi\u00f9 una scuola, nonostante il mandato dell\u2019UNRWA preveda la fornitura di assistenza sanitaria ed educativa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLe scuole pubbliche danno la priorit\u00e0 agli studenti libanesi, poi ai siriani, e solo dopo accettano i palestinesi\u201d, spiega Suor Magda. \u201cI nostri studenti palestinesi vengono spinti verso costose scuole private. Quest\u2019anno le rette sono raddoppiate: in media costano 2.500 dollari all\u2019anno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Piccole Sorelle di Nazareth aiutano a coordinare l\u2019assistenza per le rette scolastiche dei bambini palestinesi, poich\u00e9 molte famiglie non possono permettersi di pagarle.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSenza Suor Magda non possiamo fare nulla\u201d, afferma la signora Ghattas, la cui figlia, Reem, beneficia degli sforzi di coordinamento di Suor Magda. All\u2019inizio dell\u2019anno scolastico, la famiglia ha ricevuto 250 dollari di aiuto per la retta scolastica dalla CNEWA-Pontificia Missione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, lo scoppio della guerra totale tra Israele e Hezbollah ha costretto le suore a dirottare il loro tempo e le loro risorse dall\u2019istruzione di 150 bambini palestinesi agli aiuti d\u2019emergenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_154H-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1100\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_154H-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_154H-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_154H-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_154H-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_154H-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_154H.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il dottor Elie Sakr presta assistenza a un paziente nell\u2019ambulatorio del campo. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il Comitato Cristiano Congiunto per il Servizio Sociale, un\u2019organizzazione ecumenica del campo, copre anche una parte delle rette scolastiche. Il suo centro a due piani offre supporto nei compiti, formazione professionale, corsi di recupero e attivit\u00e0 per bambini, tra cui un campo estivo. Le strutture sportive del campo accolgono circa 150 bambini e ragazzi tra i 7 e i 17 anni per calcio e basket.<\/p>\n\n\n\n<p>Con i capelli raccolti in uno chignon e i calzini tirati su, Reem dice: \u201cGiocare a calcio \u00e8 un modo per evadere da tutto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Il Libano ospita circa 1,5 milioni di rifugiati siriani.<\/p>\n\n\n\n<p>Massab Alawi, sua moglie Hala e i loro cinque figli sono tra le 75 famiglie siriane che vivono nel campo di Dbayeh. Sono fuggiti dalla guerra civile in Siria nel 2012 e hanno trovato rifugio in una citt\u00e0 costiera a nord di Beirut. Tuttavia, per due anni i loro figli non hanno potuto frequentare la scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>Trasferirsi a Dbayeh ha dato loro la rara opportunit\u00e0 di beneficiare dei corsi di recupero offerti dal Comitato Cristiano Congiunto a 75 studenti siriani, la cui istruzione \u00e8 stata interrotta dal conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI siriani, rispetto ai palestinesi, stanno meglio\u201d, afferma Elias Habib, che dirige anche il Comitato Cristiano Congiunto. \u201cMolti di loro possono tornare in Siria a trovare le famiglie e sanno che, un giorno, la guerra finir\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In Libano, il dibattito pubblico sulla presenza dei rifugiati siriani \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 xenofobo, ma la famiglia Alawi afferma di sentirsi accettata nel campo.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019interno del campo, le tensioni si manifestano in altro modo. Le influenze contrastanti dei partiti politici cristiani e palestinesi si percepiscono sottotraccia, ma la convivenza tra siriani, libanesi e palestinesi \u201cprocede nel miglior modo possibile\u201d, afferma Habib.<\/p>\n\n\n\n<p>La crisi economica in corso in Libano, considerata dalla Banca Mondiale una delle peggiori crisi economiche globali dal XIX secolo, ha aggravato le sfide legate all\u2019assistenza sanitaria nel campo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019UNRWA gestisce un ambulatorio due giorni a settimana. Dal 2014, un altro ambulatorio, finanziato dalla St. Elizabeth University of Health and Social Work in Slovacchia, opera cinque giorni a settimana, con il supporto di decine di operatori sanitari libanesi che offrono consultazioni volontarie.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe abbiamo bisogno di qualcosa, veniamo subito qui\u201d, afferma Rachel Halawi, madre libanese di tre figli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni mese, in media, l\u2019ambulatorio riceve 650 pazienti e vengono effettuate 1.000 visite a domicilio. Il centro copre il 50% dei costi per farmaci e appuntamenti medici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cardiologo Elie Sakr, responsabile dell\u2019ambulatorio, osserva che la salute degli abitanti del campo \u00e8 peggiorata rispetto a dieci anni fa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_030H-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1099\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_030H-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_030H-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_030H-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_030H-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_030H-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/02\/skaff202410_030H.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Suor Magda e suor Cecilia incontrano una famiglia di rifugiati siriani nel campo di Dbayeh. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il dottor Elie Sakr sostiene che la crisi economica \u201cha rafforzato la vita sedentaria delle persone, generando stress, che a sua volta abbassa le difese immunitarie e provoca infarti, e cos\u00ec via.\u201d Le malattie pi\u00f9 comuni nel campo sono ipertensione, diabete, problemi renali, cardiaci, alla prostata e tumori.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cA parit\u00e0 di fattori di rischio, gli abitanti del campo godono di una salute migliore rispetto a quelli all\u2019esterno, poich\u00e9 questi ultimi hanno un accesso ancora pi\u00f9 limitato ai farmaci\u201d, spiega il dottor Sakr, citando dati della Banca Mondiale, secondo cui il 95% delle famiglie che vivono sotto la soglia di povert\u00e0 in Libano non ha accesso regolare ai medicinali di cui ha bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Piccole Sorelle di Nazareth aiutano a coprire le spese mediche degli abitanti del campo. Tuttavia, temono che l\u2019ondata di sfollati interni dal sud del Libano metter\u00e0 ulteriormente a dura prova le loro gi\u00e0 scarse risorse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCondivideremo ci\u00f2 che abbiamo. Dio non ci abbandoner\u00e0\u201d, dice suor Magda.<\/p>\n\n\n\n<p>La psicologa Hala Imad \u00e8 volontaria nel campo dal 2016. Ritiene che la combinazione delle varie crisi e la mancanza di opportunit\u00e0 abbiano un impatto significativo sulla salute mentale dei residenti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTutti soffrono, \u00e8 un problema sistemico\u201d, afferma. \u201cLe condizioni stesse del campo, il sovraffollamento, pesano sulle persone\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La dottoressa Imad osserva una forte incidenza della depressione tra gli abitanti del campo, sottolineando come il trauma e la tragedia dell\u2019esperienza dei rifugiati si siano trasmessi di generazione in generazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 un trauma transgenerazionale\u201d, afferma.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 molto difficile\u201d, aggiunge Elias Habib. \u201cSiamo emarginati. La gente \u00e8 preoccupata per il futuro dei propri figli&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019aspetto pi\u00f9 duro del nostro lavoro nel campo\u201d, conclude suor Magda, \u201c\u00e8 che \u00e8 come portare la croce senza mai arrivare alla luce o alla resurrezione&#8221;.<\/p>\n\n\n<div class=\"cnewa-connections\">\n  <div class=\"cnewa-connections-heading\">\n    <h2>L\u2019impegno di CNEWA<\/h2>\n  <\/div>\n  <div class=\"cnewa-connections-content\" style=\"background:#6B4D5E;color:#ffffff\">\n    <p>La Pontificia Missione \u00e8 attiva sul territorio libanese sin dalla sua fondazione da parte di Papa Pio XII nel 1949.<\/p>\n<p>Affidata alla CNEWA, la Pontificia Missione sostiene il campo profughi di Dbayeh fin dall\u2019arrivo dei rifugiati dalla Galilea nel 1949. Solo nell\u2019ultimo decennio, la CNEWA-Pontificia Missione ha destinato pi\u00f9 di due milioni di dollari alle opere sociali delle Piccole Sorelle di Nazareth e del Comitato Cristiano Congiunto per il Servizio Sociale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La Pontificia Missione fornisce anche aiuti d\u2019emergenza in caso di crisi. Quando il conflitto tra Israele e Hezbollah \u00e8 degenerato nel settembre 2024, la Pontificia Missione si \u00e8 immediatamente mobilitata, coordinando aiuti ai suoi partner sul campo, tra cui il campo di Dbayeh, che ha accolto numerose famiglie sfollate dal sud. Ha inoltre fornito supporto a:<\/p>\n<ul>\n<li>Le Figlie della Carit\u00e0, che hanno accolto pi\u00f9 di 2.000 sfollati nelle loro scuole e conventi.<\/li>\n<li>L\u2019Arcidiocesi Maronita di Deir el Ahmar, che ha accolto oltre 9.000 sfollati.<\/li>\n<li>L\u2019Arcidiocesi Melchita di Tiro, che ha ospitato pi\u00f9 di 60 famiglie.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La CNEWA-Pontificia Missione ha lanciato un appello per fornire a 8.000 famiglie scatole di cibo e prodotti per l\u2019igiene, 2.000 materassi, coperte e cuscini, vestiti, latte in polvere per neonati, pannolini e carburante per affrontare i mesi invernali, oltre a un supporto psicologico per il trauma.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 molte famiglie hanno accolto sfollati, esaurendo cos\u00ec le proprie scorte di cibo per l\u2019inverno, si prevede una grave carenza alimentare.<\/p>\n<p>Un milione di studenti \u00e8 fuori dalla scuola, poich\u00e9 circa 1.000 scuole pubbliche vengono utilizzate come rifugi per sfollati. La Chiesa sta cercando di riorganizzare alcuni dei suoi edifici per alleviare almeno in parte la pressione sulle scuole pubbliche e consentire la ripresa delle lezioni.<\/p>\n<p>A met\u00e0 ottobre, solo 150.000 dei 1,2 milioni di sfollati interni in Libano trovavano riparo nei rifugi. Mentre alcuni erano ospitati in case private, molti risultavano senza tetto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Le necessit\u00e0 in Libano sono destinate ad aumentare con l\u2019intensificarsi del conflitto e l\u2019arrivo dell\u2019inverno.<\/p>\n<p>Per sostenere le famiglie sfollate del Libano, visita la nostra pagina dedicata alle donazioni e al sostegno regolare:\u00a0<a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/dona-ora\/\">Dona ora | CNEWA Italia<\/a><\/p>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n\n<p><em>Il seguente articolo \u00e8 stato tradotto dalla rivista ONE Magazine, lo puoi trovare in versione originale cliccando <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/magazine\/at-an-impasse\/\">qui<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ONE Magazine \u00e8 la rivista ufficiale della Catholic Near East Welfare Association (CNEWA), pubblicata regolarmente dal 1974. 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