{"id":1818,"date":"2025-08-11T11:51:04","date_gmt":"2025-08-11T09:51:04","guid":{"rendered":"https:\/\/cnewa.org\/it\/?p=1818"},"modified":"2025-08-27T13:30:50","modified_gmt":"2025-08-27T11:30:50","slug":"collasso-umanitario-a-gaza-sulla-soglia-della-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cnewa.org\/it\/collasso-umanitario-a-gaza-sulla-soglia-della-morte\/","title":{"rendered":"Collasso umanitario a Gaza: sulla soglia della morte"},"content":{"rendered":"\n<p>Le strade di Gaza appaiono pi\u00f9 silenziose di un tempo, ma non per il ritorno della pace. Il rumore della vita quotidiana ha lasciato spazio al silenzio della fame. Ogni angolo mostra i segni di una catastrofe umanitaria sempre pi\u00f9 grave: i volti scavati dei bambini, le file interminabili davanti ai punti di distribuzione degli aiuti, i genitori che non hanno pi\u00f9 nulla da offrire se non parole di conforto e preghiera.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/gaza-al-collasso-il-fallimento-della-comunita-internazionale\/\">Il collasso umanitario a Gaza non \u00e8 arrivato all\u2019improvviso<\/a>. Il 2 marzo 2025 l\u2019esercito israeliano ha chiuso tutti i valichi verso l\u2019enclave, 16 giorni prima della fine della tregua temporanea tra Israele e Hamas. Con i confini sigillati si \u00e8 interrotto del tutto il flusso gi\u00e0 scarso di cibo, medicine e carburante. Nel giro di poche settimane la fame e la malnutrizione si sono diffuse a un ritmo mai visto. Malattie evitabili hanno cominciato a colpire la popolazione. All\u2019inizio di agosto, il Ministero della Sanit\u00e0 di Gaza, controllato da Hamas, ha dichiarato che la carestia e la malnutrizione avevano causato la morte di 201 persone dall\u2019inizio della guerra, tra cui 98 bambini. Le cifre aumentano di giorno in giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel centro di Gaza City, tra le macerie e poche bancarelle che vendono dolci popolari a prezzi esorbitanti, Ahmed Al-Sawafiri, 35 anni, racconta la lotta per sopravvivere:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa povert\u00e0 ci opprime, e tutto ci\u00f2 che chiediamo \u00e8 poter dar da mangiare ai nostri figli\u201d, dice. \u201cLa situazione \u00e8 davvero dura, davvero tragica, e confidiamo in Dio perch\u00e9 possa cambiare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La fame, aggiunge, ormai fa parte della vita quotidiana. \u201cLa carestia ha raggiunto livelli allarmanti; a volte i bambini si addormentano senza mangiare. Che possiamo fare? Dobbiamo solo resistere. Tutto \u00e8 nelle mani di Dio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Al-Sawafiri la fede \u00e8 al tempo stesso un conforto e una ancora di salvezza. \u201cSperiamo che vada meglio\u201d, ripete guardando la strada intorno a s\u00e9. \u201cChiediamo a Dio che la situazione cambi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A pochi passi, un ragazzo in una piccola bancarella \u2014 troppo basso per vedere oltre la folla del mercato \u2014 trascorre le giornate cercando di guadagnare abbastanza per mantenere i suoi otto fratelli: \u201ccos\u00ec possiamo mangiare, vivere e sfamare i pi\u00f9 piccoli\u201d. Abdul Rahman Barghouth, 12 anni, sogna di andare a scuola, ma per ora spera soltanto che \u201cla guerra finisca e i prezzi scendano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/08\/ostaz202508_223H-1024x684.jpg\" alt=\"Molte persone aspettano in fila con dei contenitori, tra edifici distrutti.\" class=\"wp-image-1817\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/08\/ostaz202508_223H-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/08\/ostaz202508_223H-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/08\/ostaz202508_223H-768x513.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/08\/ostaz202508_223H-1536x1026.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/08\/ostaz202508_223H-1600x1068.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2025\/08\/ostaz202508_223H.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Alcune famiglie aspettano in fila per avere acqua potabile sicura che, come tutto il resto a Gaza, \u00e8 sempre pi\u00f9 rara. (Foto di Diaa Ostaz)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>In queste conversazioni la fede scorre come un filo invisibile. Le persone invocano la volont\u00e0 di Dio mentre raccontano scelte impossibili: mandare un figlio in fila per gli aiuti rischiando i bombardamenti, vendere l\u2019ultimo gioiello per un sacco di riso, rinunciare al proprio pasto per sfamare i bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Mozayal Hassouna, 54 anni, queste decisioni lasciano ferite profonde. \u201cAlcuni giorni siamo rimasti anche quattro giorni senza pane\u201d, racconta. \u201cIl mio figlio pi\u00f9 piccolo mi dice: \u201cMamma, mi fai andare a dormire con la fame\u201d. Ma non ho nulla da dargli. Mio marito ha 65 anni ed \u00e8 malato; non pu\u00f2 correre dietro ai camion degli aiuti. Abbiamo perso la nostra bancarella al mercato; la casa \u00e8 stata bombardata come tante altre. Non abbiamo entrate, non abbiamo pi\u00f9 nulla da vendere, ma non ci opponiamo alla volont\u00e0 di Dio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il figlio ora balbetta: il medico dice che \u00e8 il risultato del trauma dei bombardamenti. La famiglia vive in una tenda, sfollata da due mesi. \u201cSpero che la guerra finisca in tutta Gaza\u201d, dice. \u201cLasciateci vivere, e che i bambini possano vivere almeno un po\u2019\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna storia mostra con pi\u00f9 chiarezza l\u2019incrocio crudele tra guerra, assedio e fame di quella di Muhammad Al-Mutawaq, due anni. Sua madre, Hidaya, \u00e8 stata costretta a fuggire sette volte dall\u2019inizio della guerra. Il marito \u00e8 morto nei primi giorni della guerra a Jabalia, lasciandola sola con quattro figli. Prima dell\u2019ultima escalation Muhammad pesava nove chili; oggi ne pesa poco pi\u00f9 di sei. \u201cGli aiuti umanitari non riescono a entrare a Gaza\u201d, racconta. \u201cI confini restano chiusi, i prezzi sono altissimi. L\u2019unica cura per lui sarebbe mangiare e bere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha cercato aiuto negli ospedali, nelle organizzazioni umanitarie e nelle cucine comunitarie, ma nulla \u00e8 stato sufficiente. \u201cMi sono iscritta a molte associazioni come madre di orfani, ma non ne ho tratto alcun beneficio\u201d, racconta. \u201cMi sono davvero stancata di girare tra ospedali, associazioni e scuole, cercando qualcosa per lui\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Muhammad soffre di ipotonia muscolare, peggiorata dalla malnutrizione. La fisioterapia lo ha aiutato, ma senza cibo non pu\u00f2 guarire. \u201cDa quando ho perso mio marito, tutto questo \u00e8 una prova di Dio\u201d, dice Hidaya. \u201cAvremo pazienza, e speriamo che tutto finisca, cos\u00ec Muhammad potr\u00e0 tornare com\u2019era\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il portavoce dell\u2019UNICEF, Salim Oweis, definisce la situazione \u201cuna catastrofe provocata dall\u2019uomo\u201d. Avverte che la fame sta uccidendo un numero impressionante di bambini. \u201cDall\u2019inizio della guerra oltre 90 bambini sono morti a causa della malnutrizione \u2014 un aumento di pi\u00f9 del 50% in meno di tre mesi\u201d, dice. \u201cStiamo assistendo alla crescita di una generazione segnata da stress tossico, privazioni e traumi destinati, con ogni probabilit\u00e0, a durare per tutta la vita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A luglio, quasi 12.000 bambini sono stati colpiti da malnutrizione acuta \u2014 sei volte di pi\u00f9 rispetto ai 2.000 registrati a febbraio.<\/p>\n\n\n\n<p>A met\u00e0 luglio la <em>Integrated Food Security Phase Classification<\/em> &#8211; IPC (Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare), iniziativa che riunisce diverse organizzazioni internazionali, tra cui l\u2019UNICEF, ha avvertito che gli indicatori sull\u2019alimentazione e la nutrizione a Gaza avevano raggiunto il livello peggiore dall\u2019inizio della guerra. Oltre un terzo della popolazione passa giorni interi senza cibo, mentre mezzo milione di persone \u2014 quasi un quarto della popolazione \u2014 viveva in condizioni simili alla carestia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOgni ora che passa muoiono altri bambini \u2014 se non per le bombe, per la crisi umanitaria che li accompagna ovunque\u201d, afferma Oweis. Qualche aiuto riesce a entrare, ma lo definisce \u201cuna goccia in un oceano di bisogni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I lanci aerei, per quanto simbolici, risultano inefficienti, costosi e pericolosi: spesso causano vittime nella calca per accaparrarsi i rifornimenti. Non sono paragonabili a ci\u00f2 che potrebbe arrivare via terra, se solo fosse garantito un accesso pieno e senza ostacoli\u201d, osserva.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019ospedale Al-Ahli, il direttore sanitario Dr. Maher Ayyad descrive un sistema sanitario sull\u2019orlo del collasso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa situazione \u00e8 davvero catastrofica\u201d, afferma. \u201cMancano farmaci, materiali, attrezzature. I macchinari sono danneggiati e non ci sono n\u00e9 pezzi di ricambio n\u00e9 tecnici per ripararli. Dipendiamo completamente dai generatori, che richiedono circa 900 litri di carburante al giorno \u2014 spesso introvabili\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Gran parte del personale qualificato dell\u2019ospedale ha abbandonato la struttura o \u00e8 stato costretto a fuggire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cA volte riceviamo fino a 400 feriti in un solo giorno\u201d, racconta il dottor Ayyad. \u201cNon riusciamo a occuparci di tutti, e ci dispiace perdere pazienti a causa della scarsit\u00e0 di mezzi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche se Al-Ahli \u00e8 soprattutto un ospedale chirurgico, qui si vede chiaramente l\u2019ombra della fame.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVediamo persone che muoiono di fame\u201d, aggiunge. \u201cAl mercato qualcosa si trova, ma i prezzi sono cos\u00ec alti che nessuno pu\u00f2 permetterselo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dottor Ayyad ringrazia per i gesti simbolici degli aiuti lanciati dall\u2019aereo, ma avverte che senza la fine della guerra ogni soccorso rester\u00e0 insufficiente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVi prego, lavorate per la pace\u201d, conclude. \u201cSe la guerra non si ferma, il problema diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 grave\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A Gaza, il collasso tocca ogni aspetto della vita. L\u2019acqua potabile scarseggia e molti sono costretti a bere acqua non trattata, con il rischio di colera e altre malattie. Decine di migliaia di persone vivono in tende o rifugi sovraffollati, senza privacy e con poca sicurezza. I mezzi di sostentamento sono scomparsi: i mercati sono stati bombardati, la pesca \u00e8 vietata e le terre agricole sono irraggiungibili. Le scuole sono distrutte o usate come rifugi, e molti bambini hanno dimenticato come si legge e si scrive, schiacciati dal trauma. Il Ministero della Salute segnala un aumento preoccupante della sindrome di Guillain-Barr\u00e9 e di altre malattie legate alla malnutrizione e alla scarsa igiene. La situazione, avverte, \u00e8 \u201cun segnale di un possibile disastro infettivo reale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ritornello comune non riguarda solo la scarsit\u00e0 degli aiuti, ma anche la loro distribuzione diseguale. \u201cAlcuni mangiano e altri no\u201d, dice Al-Sawafiri.<\/p>\n\n\n\n<p>La signora Hassouna racconta che la sua famiglia non riesce fisicamente a raggiungere gli aiuti, sia perch\u00e9 troppo lontani sia perch\u00e9 la calca \u00e8 troppo pericolosa. Lo conferma Salim Owais dell\u2019UNICEF: rischi per la sicurezza, ritardi nella coordinazione e folle disperate rendono quasi impossibile distribuire gli aiuti in modo equo. La differenza tra sopravvivere e morire di fame, spiega, pu\u00f2 dipendere dal fatto che qualcuno sia abbastanza giovane e forte da correre per un sacco di farina.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante la distruzione, c\u2019\u00e8 un ritornello comune: \u201c<em>Alhamdulillah<\/em>\u201d, lode a Dio. La fede diventa il linguaggio che riempie lo spazio dove prima c\u2019era certezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Al-Sawafiri crede che le cose possano migliorare sempre di pi\u00f9. Il giovane Abdul Rahman ringrazia Dio per qualunque cibo arrivi. La signora Al-Mutawaq interpreta la sofferenza del figlio come una prova di Dio, destinata a terminare un giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Le agenzie internazionali insistono: questa crisi non \u00e8 inevitabile, si pu\u00f2 prevenire. L\u2019UNICEF chiede un cessate il fuoco immediato e permanente, l\u2019ingresso senza restrizioni di aiuti umanitari e rifornimenti commerciali, e protezione per civili e operatori umanitari. Senza questi passi, gli avvertimenti sono chiari: la fame peggiorer\u00e0, le malattie si diffonderanno e altri bambini moriranno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTutto l\u2019aiuto del mondo non baster\u00e0 se non si ferma la guerra\u201d, afferma il dottor Ayyad. \u201cLa situazione \u00e8 catastrofica. Spero che presto i leader raggiungano una pace complessiva in questa area\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre la popolazione di Gaza attende la pace, Mozayal Hassouna ripete il suo desiderio intriso di fede:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon ci opponiamo alla volont\u00e0 di Dio. Ma spero che la guerra finisca del tutto, cos\u00ec potremo vivere, e i bambini potranno avere una vita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Clicca qui per sostenere la <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/il-nostro-lavoro\/aiuti-di-emergenza-in-terra-santa\/\">campagna di emergenza per Gaza<\/a> di CNEWA.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Gaza la fame diventa un\u2019arma di guerra.<\/p>\n","protected":false},"author":70092,"featured_media":1816,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"class_list":["post-1818","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-notizie"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v27.3 (Yoast SEO v27.3) - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-premium-wordpress\/ -->\n<title>Collasso umanitario a Gaza: sulla soglia della morte | CNEWA Italia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"A Gaza la gente lotta contro una fame diventata arma di guerra. 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