{"id":2486,"date":"2025-11-26T10:08:49","date_gmt":"2025-11-26T09:08:49","guid":{"rendered":"https:\/\/cnewa.org\/it\/?p=2486"},"modified":"2026-02-18T10:17:18","modified_gmt":"2026-02-18T09:17:18","slug":"una-pace-sospesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cnewa.org\/it\/una-pace-sospesa\/","title":{"rendered":"Una pace sospesa"},"content":{"rendered":"\n<p>Una stanza con un letto matrimoniale, una televisione, un frigorifero e qualche sedia \u00e8 tutto ci\u00f2 che offre riparo a una famiglia del sud del Libano che ora vive alla periferia di Beirut.<\/p>\n\n\n\n<p>Elie Jamal, 34 anni, sua moglie incinta e sua madre cercano di fare il possibile per adattarsi alla vita a Nabaa, dove gli affitti costano meno che a Beirut e dove le bandiere di Hezbollah riempiono le strade.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVeniamo da un villaggio tranquillo\u00bb, racconta il signor Jamal, cristiano ortodosso. \u00abQui, di notte, non riusciamo a dormire per tutto il rumore. Gli abitanti sparano spesso in aria ogni volta che qualcuno muore o si sposa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In una mattina di met\u00e0 ottobre, sua madre porta un caff\u00e8 a Manal Chahine, la loro vicina, che anche lei, insieme al marito, ai tre figli e a sei parenti, ha trovato rifugio dalla guerra tra Israele e Hezbollah, vivendo in quella che molti qui chiamano una pace sospesa. Fino a poco tempo prima, la famiglia Jamal viveva a Qlayaa e la famiglia Chahine a Ebel el-Saqi, due villaggi nel sud del Libano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Lebanon: A Tentative Peace\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/CTC2kedR5hc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Gli israeliani hanno bombardato Hadath, in Libano, a giugno, ma le persone l\u00ec continuano a soffrire e alcune restano sfollate. Ora si avvicina l\u2019inverno e alcuni residenti che vivono vicino agli edifici distrutti non sono ancora riusciti a sostituire le finestre esplose durante le detonazioni. \u00abMolte persone vivono nel dolore e nella sofferenza, incapaci di riparare le loro case e di ricostruire la loro vita da zero\u00bb, dice padre Nassif Aoun, parroco della Chiesa di Nostra Signora di Hadat.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Quando l\u2019esercito israeliano inizi\u00f2 a rispondere con bombardamenti e attacchi con droni limitati al sud del Libano e alla valle della Beqaa, le due famiglie riuscirono a restare nei loro villaggi. Ma la drastica <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/libano-sotto-attacco\/\">escalation della guerra<\/a>, nel settembre 2024, spinse loro e centinaia di migliaia di altre famiglie a fuggire<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abI bambini erano in preda al panico. Io avevo paura per la mia famiglia e per i miei parenti\u00bb, racconta la signora Chahine.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Ministero della Salute Pubblica libanese afferma che, tra l\u20198 ottobre 2023 e il 22 luglio 2025, fino a un milione di persone sono state sfollate all\u2019interno del Paese e oltre 4.000 hanno perso la vita in Libano. Israele e Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco il 27 novembre 2024.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, a met\u00e0 ottobre, l\u2019Ufficio dell\u2019Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha riferito che l\u2019esercito israeliano \u00e8 rimasto in cinque postazioni lungo il confine e ha violato quotidianamente il cessate il fuoco, uccidendo 108 civili dalla sua entrata in vigore.<\/p>\n\n\n\n<p>A met\u00e0 ottobre, la famiglia Jamal e la famiglia Chahine rientravano tra le oltre 82.000 persone che non potevano ancora tornare a casa. \u00c8 la realt\u00e0 di una pace sospesa, che trattiene tutti in un limbo senza certezze.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abSperiamo nella pace. Siamo esausti\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00abLa guerra non \u00e8 finita\u00bb, dice il signor Jamal spiegando la sua decisione di restare a Nabaa. I bombardamenti hanno divelto finestre e porte della sua casa a Qlayaa. \u00abNel nostro villaggio non vive pi\u00f9 nessuno: non c\u2019\u00e8 elettricit\u00e0, non c\u2019\u00e8 acqua e le strade vengono spesso chiuse\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, vivere nella relativa sicurezza di Nabaa \u00e8 costato a queste due famiglie la loro stabilit\u00e0 economica. Il signor Jamal non \u00e8 riuscito a trovare lavoro, e il marito della signora Chahine \u00e8 un lavoratore a giornata. Guadagna tra i 200 e i 250 dollari al mese, ma l\u2019affitto \u00e8 di 550 dollari e il generatore costa 125 dollari al mese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il governo libanese non \u00e8 in grado di offrire alcun sostegno alle persone sfollate all\u2019interno del Paese, e chi si trova in difficolt\u00e0 deve affidarsi a organizzazioni non governative locali e internazionali, partiti politici, enti religiosi e reti di conoscenze personali per riuscire a coprire ci\u00f2 che manca.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche le famiglie Jamal e Chahine rientrano tra le 40 famiglie cristiane che hanno ricevuto sostegno dalle Suore della Carit\u00e0 di Santa Giovanna Antida Thouret.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa Chiesa ci ha aiutati ad arredare l\u2019appartamento\u00bb, racconta la signora Chahine. \u00abCi forniscono anche pacchi alimentari, materiale scolastico e vestiti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"717\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_037H-art-scaled-1-1024x717.jpg\" alt=\"Una donna mostra sul cellulare la foto di una bambina.\" class=\"wp-image-2482\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_037H-art-scaled-1-1024x717.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_037H-art-scaled-1-300x210.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_037H-art-scaled-1-768x538.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_037H-art-scaled-1-1536x1075.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_037H-art-scaled-1-2048x1434.jpg 2048w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_037H-art-scaled-1-1600x1120.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Manal Chahine \u00e8 separata da sua nipote da quando lei e la sua famiglia sono fuggite dalla guerra tra Israele e Hezbollah nel sud del Libano verso la periferia di Beirut. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019arcivescovo maronita Charbel Abdallah di Tiro, nel sud del Libano, afferma che quasi due terzi delle 14.000 famiglie delle 18 parrocchie della sua eparchia sono dovuti fuggire nell\u2019autunno 2024.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChi \u00e8 ancora sfollato rappresenta una minoranza che spesso ha perso la casa\u00bb, dice. \u00abNei villaggi di frontiera la situazione \u00e8 critica: molte abitazioni sono completamente distrutte. Anche le parrocchie pi\u00f9 lontane dalla linea di demarcazione vivono gravi difficolt\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arcivescovo melkita greco-cattolico Georges Iskandar di Tiro, la cui eparchia comprende 1.700 famiglie in 12 parrocchie, afferma che la guerra ha distrutto totalmente o in parte le case del 28 per cento dei suoi fedeli.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa disoccupazione e la povert\u00e0 raggiungono livelli mai visti, e molte famiglie dipendono dagli aiuti esteri\u00bb, afferma.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, con un sostegno nullo o quasi da parte dello Stato e l\u2019inerzia del sistema di risarcimenti annunciato da Hezbollah, gli interventi di ricostruzione dipendono dalle risorse personali o da iniziative private e vengono ostacolati dai quotidiani attacchi israeliani.<\/p>\n\n\n\n<p>A Derdghaya, un raid israeliano ha distrutto la chiesa melkita greco-cattolica e il salone parrocchiale che ospitavano gli sfollati. La casa di Doha Chalhoub, per\u00f2, \u00e8 ancora in piedi. Chalhoub aveva raccontato le sue preoccupazioni per la sicurezza e la situazione economica alla rivista <em>ONE<\/em> nel marzo 2024. Sei mesi dopo, con l\u2019escalation della guerra, lei e la sua famiglia sono scappati.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019esercito israeliano ha colpito il villaggio proprio accanto al nostro: sentivamo il rumore dei missili\u00bb, racconta. La famiglia \u00ab\u00e8 partita senza nulla, tranne i nostri due uccellini, che le nostre figlie si sono rifiutate di lasciare indietro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il cessate il fuoco, la famiglia Chalhoub \u00e8 rientrata a Derdghaya e ha trovato crepe nei muri della casa e altri danni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAbbiamo problemi di infiltrazioni d\u2019acqua. Una finestra \u00e8 stata riparata, ma altre quattro continuano a lasciar entrare la pioggia\u00bb, racconta. \u00abDurante un bombardamento, alcune pietre hanno danneggiato il pannello solare per l\u2019acqua calda e cos\u00ec abbiamo dovuto sostituirlo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_046H-scaled-1-1024x683.jpg\" alt=\"Una religiosa seduta in poltrona parla con due donne.\" class=\"wp-image-2481\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_046H-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_046H-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_046H-scaled-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_046H-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_046H-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_046H-scaled-1-1600x1067.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Suor Marie Azzi, delle Suore della Carit\u00e0 di Santa Giovanna Antida Thouret, fa visita a un\u2019anziana a Nabaa che \u00e8 fuggita dalla guerra nel sud del Libano. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Derdghaya si trova a un\u2019altitudine di circa 410 metri e, al momento della pubblicazione di questo articolo, gli abitanti si stavano preparando all\u2019inverno con le poche risorse a disposizione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa Pontificia Missione ci ha aiutati ad acquistare un po\u2019 di mazut per riscaldare la casa\u00bb, racconta la signora Chalhoub. Tuttavia, la sua preoccupazione principale resta la sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abI droni sono costantemente sopra le nostre teste\u00bb, dice. \u00abOgni volta che ne vediamo uno, ci chiediamo se Israele colpir\u00e0. Spesso sentiamo i missili e i bombardamenti. La mattina accompagniamo le nostre figlie a scuola sperando che quel giorno non succeda nulla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Arek Mazraani, architetto della citt\u00e0 di confine di Houla, coordina il <em>Gathering of Residents of Southern Border Villages<\/em>, un\u2019associazione non ufficiale che si rivolge ai ministeri e agli altri soggetti competenti per far conoscere le preoccupazioni e i bisogni degli abitanti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa questione della ricostruzione \u00e8 cruciale, ma subito le persone devono poter riprendere le loro vite\u00bb, afferma. \u00abLa nostra prima richiesta \u00e8 ottenere un risarcimento per l\u2019affitto che dobbiamo pagare, ma anche per le spese sanitarie e le tasse scolastiche. \u00c8 urgente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra ha peggiorato ulteriormente l\u2019economia libanese gi\u00e0 fragile. Secondo la Banca Mondiale, il conflitto \u00e8 costato al Paese circa 14 miliardi di dollari, di cui 6,8 miliardi in danni alle infrastrutture e 7,2 miliardi legati a perdite economiche dovute a calo della produttivit\u00e0, mancati ricavi e costi operativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Libano meridionale, la cui economia si regge soprattutto sull\u2019agricoltura \u2014 uliveti, agrumeti e coltivazioni di tabacco \u2014 non \u00e8 riuscito a riprendersi. \u00abMolti ulivi sono stati sradicati dall\u2019esercito israeliano e, per il terzo anno consecutivo, non siamo riusciti a raccogliere il resto dei frutti, tra bombardamenti e siccit\u00e0\u00bb, spiega il signor Mazraani.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_004H-scaled-1-1024x683.jpg\" alt=\"Una donna regge delle cornici di finestre.\" class=\"wp-image-2480\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_004H-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_004H-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_004H-scaled-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_004H-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_004H-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_004H-scaled-1-1600x1067.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Andy Eid lavora per riparare la sua casa a Hadath prima dell\u2019arrivo dell\u2019inverno. La sua abitazione ha subito gravi danni durante un raid aereo israeliano. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La FAO (Organizzazione per l\u2019alimentazione e l\u2019agricoltura) segnala che oltre 8.000 ettari di uliveti e quasi 6.500 ettari di agrumeti sono stati distrutti dall\u2019esercito israeliano.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo quanto riportato dai media locali, dal gennaio 2025 39 attacchi israeliani hanno colpito anche \u00abmezzi di ingegneria e costruzione operanti nel sud del Libano\u00bb. Sono stati bombardati 22 edifici prefabbricati municipali e residenziali, in quello che \u00e8 stato definito \u00abla guerra alla ricostruzione\u00bb. L\u201911 ottobre un attacco militare israeliano ha distrutto 300 bulldozer e altri mezzi per la ricostruzione a Msayleh.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPuntano ai bulldozer che rimuovono le macerie. Hanno distrutto scuole, municipi, farmacie, distributori di carburante e hanno danneggiato le strade\u00bb, spiega il signor Mazraani.<\/p>\n\n\n\n<p>A ottobre, Mazraani, padre di tre figli e di fede sciita, \u00e8 stato anche preso di mira da una campagna israeliana di denigrazione per aver chiesto il diritto di tornare nei villaggi di confine. Un quadricottero militare israeliano ha sorvolato il villaggio dove si era rifugiato e, tramite altoparlanti, ha diffuso un messaggio per screditarlo, definendolo \u00abun mercante di terre\u00bb e invitando gli abitanti a \u00abcacciarlo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPrima di questa guerra vivevamo nella nostra bella regione, con la nostra agricoltura, le nostre buone scuole, e tutto questo ora \u00e8 sparito\u00bb, racconta Mazraani, chiedendo il sostegno dei governi nazionali e stranieri per \u00abricostruire il nostro sostentamento e il nostro patrimonio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abLa Chiesa ci ha aiutati ad arredare l\u2019appartamento\u2026ci forniscono anche pacchi alimentari, materiale scolastico e vestiti\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Un aspetto di questo patrimonio, dice Mazraani, \u00e8 la convivenza religiosa: \u00abViviamo tutti insieme \u2014 cristiani, sunniti, sciiti. Condividiamo la stessa storia e questa terra \u00e8 nostra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un aspetto di questo patrimonio, spiega, \u00e8 la convivenza religiosa: \u00abViviamo tutti insieme \u2014 cristiani, sunniti, sciiti. Condividiamo la stessa storia e questa terra \u00e8 nostra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 cristiana del Libano meridionale ha subito perdite significative. Quindici chiese in 10 villaggi sono state danneggiate dalla guerra, insieme a canoniche e sale parrocchiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli attacchi aerei dell\u2019esercito israeliano a Yaroun, un villaggio di confine duramente colpito dalla guerra, hanno distrutto la chiesa greco-cattolica melchita di San Giorgio. Per la sala parrocchiale, dove si terranno le liturgie fino a quando la chiesa non potr\u00e0 essere ricostruita, \u00e8 stato installato un sistema solare per generare elettricit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl Sud fa parte di una terra santa dove lo stesso Cristo ha predicato\u00bb, afferma l\u2019arcivescovo Abdallah. \u00abRestare nel Sud \u00e8 un segno della nostra amicizia con i nostri fratelli musulmani\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOttenere finanziamenti per la ricostruzione sar\u00e0 difficile, finch\u00e9 la situazione non sar\u00e0 abbastanza stabile, finch\u00e9 non ci sar\u00e0 pace\u00bb, spiega. \u00abMa dobbiamo ricostruire non appena riceveremo i fondi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 un segnale per i cristiani e anche per le altre comunit\u00e0: continueremo a vivere in questo villaggio e in questa terra santa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_017H-scaled-1-1024x683.jpg\" alt=\"Edifici danneggiati nella periferia sud di Beirut.\" class=\"wp-image-2479\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_017H-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_017H-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_017H-scaled-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_017H-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_017H-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/02\/skaff202510_017H-scaled-1-1600x1067.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">I raid aerei israeliani hanno danneggiato edifici residenziali nella periferia sud di Beirut. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Le questioni legate alla ricostruzione e alla ristrutturazione non riguardano solo il Libano meridionale. Secondo la Banca Mondiale, circa il 10% delle abitazioni in tutto il Libano ha subito danni, seppur di entit\u00e0 variabile, a causa della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>A Hadath, citt\u00e0 situata nella periferia sud di Beirut, l\u2019appartamento di Andr\u00e9 e Andy Eid aveva subito solo danni minori durante l\u2019escalation del 2024, quando l\u2019esercito israeliano aveva bombardato la zona. Tuttavia, nel giugno 2025 un bombardamento ha colpito l\u2019edificio di fronte al loro, distruggendo porte, armadi e finestre.<\/p>\n\n\n\n<p>La loro abitazione fa parte di un programma di edilizia sociale maronita, in un\u2019area dove la presenza della comunit\u00e0 sciita si \u00e8 gradualmente espansa dalla fine della guerra civile nel 1990 e dove Hezbollah \u00e8 fortemente radicato. Il loro balcone d\u00e0 su almeno quattro edifici diversi ridotti in macerie dall\u2019esercito israeliano.<\/p>\n\n\n\n<p>Due operai sono venuti a prendere le misure del balcone e delle finestre. \u00abLa mattina cominciamo a sentire freddo, l\u2019autunno \u00e8 ormai iniziato\u00bb, racconta la signora Eid.<\/p>\n\n\n\n<p>Le riparazioni minime sono finanziate dalla Chiesa; sia il marito sia la moglie hanno perso il lavoro durante la pandemia di COVID-19 e si affidano alla Chiesa e ai parenti per coprire le proprie necessit\u00e0, comprese quelle del loro figlio autistico.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAbbiamo aiutato le famiglie che si sono rivolte a noi con medicine e generi alimentari, ma la nostra parrocchia non ha mezzi finanziari per ricostruire tutte le abitazioni\u00bb, spiega Cosette Nakhle, responsabile del comitato per i bisogni sociali della Chiesa Maronita di Nostra Signora di Hadat a Hadath. Secondo lei, tra 10 e 15 nuclei familiari risultano ancora colpiti dai danni nella zona.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abStiamo facendo queste ristrutturazioni, ma riusciremo a restare a casa o ricomincer\u00e0 una nuova guerra?\u00bb, chiede il signor Eid. \u00abSperiamo nella pace. Siamo esausti\u00bb dice il signor Eid, riassumendo il sentimento comune: una pace sospesa.<\/p>\n\n\n<div class=\"cnewa-connections\">\n  <div class=\"cnewa-connections-heading\">\n    <h2>L\u2019impegno di CNEWA<\/h2>\n  <\/div>\n  <div class=\"cnewa-connections-content\" style=\"background:#6B4D5E;color:#ffffff\">\n    <p>Dall\u2019inizio della guerra tra Israele e Hezbollah nel 2023, CNEWA-Pontificia Missione ha collaborato con le arcieparchie maronite e greco-cattoliche melchite di Tiro, a circa 80 chilometri a sud di Beirut. A ottobre 2025, l\u2019agenzia ha stanziato circa 1 milione di dollari in pacchi alimentari e beni di prima necessit\u00e0, aiuti in contanti e altri generi essenziali per le famiglie colpite dalla guerra, compresi materassi e latte artificiale, oltre a sussidi per il carburante in sei villaggi, per un totale di 74.000 dollari. CNEWA-Pontificia Missione ha inoltre raccolto ulteriori 500.000 dollari per la riabilitazione di chiese ed edifici ecclesiastici distrutti dal conflitto.<\/p>\n<p>Per sostenere il lavoro di CNEWA nella stabilizzazione del Libano, visita www.cnewa.org\/it\/dona-ora.<\/p>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n\n<p><em><em>Leggi questo articolo nel nostro formato digitale <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/magazine\/a-tentative-peace\/\">qui<\/a>.<\/em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ONE Magazine \u00e8 la rivista ufficiale della Catholic Near East Welfare Association (CNEWA), pubblicata regolarmente dal 1974 e disponibile attualmente solo in inglese e spagnolo. 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