{"id":2750,"date":"2026-01-12T13:07:00","date_gmt":"2026-01-12T12:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/cnewa.org\/it\/?p=2750"},"modified":"2026-05-11T13:40:23","modified_gmt":"2026-05-11T11:40:23","slug":"le-ultime-terre-libere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cnewa.org\/it\/le-ultime-terre-libere\/","title":{"rendered":"Le ultime terre libere"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Riham Jahshan vede l\u2019insediamento israeliano di Gilo dalla finestra del soggiorno. Vive con la sua famiglia in una casa ordinata e curata a Beit Jala, a poco pi\u00f9 di un chilometro dalla Citt\u00e0 Vecchia di Betlemme, da sempre considerata la culla del cristianesimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, la realt\u00e0 di Betlemme e dei quartieri limitrofi nel sud della Cisgiordania, dove i palestinesi vivono sotto l\u2019occupazione militare israeliana, non ha quasi nulla a che fare con le immagini da cartolina della Terra Santa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gilo, che conta oltre 30.000 abitanti, si prepara a una nuova espansione: quasi 2.000 nuovi alloggi su un\u2019area di circa 17 ettari. Per la signora Jahshan, palestinese di fede greco-ortodossa, questa vista ricorda ogni giorno che ci\u00f2 che la circonda si stringe sempre di pi\u00f9 attorno alla sua famiglia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_086H-1024x683.jpg\" alt=\"Due uomini e una donna siedono su un basso muretto di contenimento mentre un altro giovane porge una tazza di t\u00e8 alla donna.\" class=\"wp-image-2753\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_086H-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_086H-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_086H-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_086H-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_086H-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_086H.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Carlos Barham, secondo da destra, beve il t\u00e8 con i suoi familiari nella sua casa ad al-Makhrour, in Cisgiordania. Cura ogni giorno la terra ancestrale della famiglia. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Almeno 23 insediamenti israeliani, che ospitano oltre 180.000 persone, occupano oggi il governatorato di Betlemme. Il diritto internazionale considera questi insediamenti illegali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon possiamo muoverci molto\u00bb, dice. \u00abNon possiamo uscire da Beit Jala o dall\u2019area di Betlemme\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/un-anno-di-guerra\/\">Dall\u2019inizio della guerra a Gaza<\/a>, nell\u2019ottobre 2023, lo spazio di vita della sua famiglia si \u00e8 ridotto a pochi quartieri. Prima del conflitto, spiega, era pi\u00f9 facile spostarsi in auto tra le citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gerusalemme dista appena dieci chilometri, ma il muro di separazione e il sistema dei permessi israeliano la rendono di fatto irraggiungibile per la maggior parte dei palestinesi. Nell\u2019anno successivo all\u2019attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Israele ha revocato o sospeso molti permessi gi\u00e0 rilasciati. Il 44% delle 46.163 domande di permesso medico risultava respinto o in attesa \u2014 una misura che i gruppi per i diritti umani definiscono punizione collettiva.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote has-text-align-center\"><blockquote><p><em>\u00abNon possiamo muoverci molto\u00bb, dice. \u00abNon possiamo uscire da Beit Jala o dall\u2019area di Betlemme\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, i coloni israeliani si muovono liberamente su strade di bypass separate, gallerie e autostrade che collegano le loro abitazioni a Gerusalemme e Tel Aviv. Il piano di annessione recentemente approvato da Israele, chiamato E1, collegher\u00e0 Ma\u2019ale Adumim \u2014 oggi il terzo insediamento israeliano per dimensioni \u2014 a nord di Betlemme, con Gerusalemme. Questo progetto faciliter\u00e0 l\u2019accesso dei coloni alla Cisgiordania e divider\u00e0 in due il territorio palestinese, separando la parte nord da quella sud.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl piano E1 spegne anche quel poco di speranza che resta\u00bb, dice la signora Jahshan.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni nuovo intervento cambia i percorsi scolastici, rinvia le visite e trasforma ogni spostamento in un calcolo. Le sue giornate seguono un ritmo simile: incursioni militari all\u2019alba, chiusure improvvise, irruzioni dei coloni e gas lacrimogeni che arrivano dal campo profughi di Dheisheh, dove lei segue dei bambini i cui genitori sono stati imprigionati o uccisi dall\u2019esercito israeliano. Il campo, fondato a Betlemme nel 1949 dopo la prima guerra arabo-israeliana, nacque per accogliere 3.000 rifugiati palestinesi espulsi dalle loro case nell\u2019attuale Stato di Israele; oggi ospita pi\u00f9 di 19.000 persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (UNOCHA) ha documentato quasi 7.500 raid militari in Cisgiordania nel solo 2025, il 37% in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno precedente. <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/una-terra-di-dolore\/\">Le restrizioni continuano ad aumentare<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fuori citt\u00e0, le ultime valli ancora accessibili ai palestinesi nell\u2019area di Betlemme sono Cremisan e al-Makhrour, dove molti proprietari terrieri sono cristiani.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_076H-scaled-1-683x1024.jpg\" alt=\"Una donna raccoglie piante.\" class=\"wp-image-2752\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_076H-scaled-1-683x1024.jpg 683w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_076H-scaled-1-200x300.jpg 200w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_076H-scaled-1-768x1152.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_076H-scaled-1-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_076H-scaled-1-1366x2048.jpg 1366w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_076H-scaled-1-1600x2400.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_076H-scaled-1.jpg 1707w\" sizes=\"auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Riham Jahshan raccoglie talee di piante dalla terra ancestrale della sua famiglia ad al-Makhrour, in Cisgiordania, per usarle nella sua linea di prodotti naturali. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Ad al-Makhrour, lo zio della signora Jahshan, Carlos Barham, vive in una casa tradizionale in pietra su circa 4 ettari di terra ereditata. Ogni giorno, con le cesoie in tasca, cura ampi terrazzamenti \u2014 un compito che ha ricevuto dal padre \u2014 con decine di ulivi e alberi di albicocco, viti e filari di salvia, timo e menta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSono nato nel 1947\u00bb, racconta. \u00abDa 74 anni vado avanti e indietro da questa terra. Allora era piena di vita. Oggi \u00e8 arida. Questa terra non serve pi\u00f9 al contadino; serve agli interessi di Israele\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il signor Barham spiega che, secondo la normativa israeliana, le terre incolte possono essere sequestrate e dichiarate demanio statale. Le Nazioni Unite riferiscono che oltre il 99% del demanio nella Zona C \u2014 la parte della Cisgiordania passata sotto controllo israeliano con gli Accordi di Oslo del 1995 \u2014 rientra nelle giurisdizioni degli insediamenti, non nei comuni palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il timore di espropri e violenze da parte dei coloni accompagna costantemente i proprietari palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abOgni giorno pianto, annaffio gli alberi, la salvia, il timo. Faccio tutto questo perch\u00e9 la terra resti a noi e agli altri\u00bb, dice Barham. \u00abAnni di lavoro, e possono portartela via in un solo giorno. E quando la terra se ne va, non torna pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I coloni hanno incendiato il terreno di una famiglia vicina \u2014 una tattica per diffondere paura e spingere i proprietari palestinesi ad andarsene \u2014 ma la famiglia \u00e8 riuscita a mantenere il possesso della propria terra.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abSe il prezzo della sicurezza \u00e8 andarsene, forse me ne andr\u00f2. Ma la mia anima rester\u00e0 qui\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSe il fuoco si fosse propagato, tutti i nostri ulivi sarebbero andati in fumo\u00bb, dice Barham, indicando i circa 45 alberi del suo campo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abChi viola la tua terra viola il tuo onore\u00bb, aggiunge. \u00abNoi proteggiamo questa terra, di generazione in generazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando la signora Jahshan, i suoi figli e i cugini vanno a trovarlo, racconta, \u00absembra una festa di nozze, la gioia riempie la terra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La signora Jahshan ricorda quando, da bambina, restava nella casa di pietra dello zio durante la raccolta delle albicocche e delle olive, correndo a piedi nudi tra il cortile e gli alberi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abI ricordi pi\u00f9 belli della mia infanzia sono legati a questa terra\u00bb, dice. \u00abIl suo profumo per me significa tutto. Quando arrivo, sento tornare il mio spirito\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha anche creato una piccola linea di prodotti per la cura del corpo, chiamata \u201cArdi\u201d, che in arabo significa \u201cla mia terra\u201d, utilizzando le erbe coltivate l\u00ec. Per\u00f2, aggiunge, oggi non \u00e8 pi\u00f9 garantito poter accedere a quei terreni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTra manovre legali israeliane, ordini militari, avamposti dei coloni e incursioni ripetute, il nostro accesso si riduce sempre di pi\u00f9\u00bb, dice la signora Jahshan.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un pomeriggio, mentre si dirigeva verso il terreno con i figli, un mezzo militare ha bloccato la strada. Quando ha chiesto al soldato perch\u00e9 non poteva passare, lui ha puntato il fucile contro di lei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDa allora, andiamo meno spesso\u00bb, dice a bassa voce, con la voce spezzata.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abAnni di lavoro, e possono portartela via in un solo giorno. E quando la terra se ne va, non torna pi\u00f9\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, negli ultimi mesi gli episodi di violenza da parte dei coloni sono aumentati. Nell\u2019ottobre 2025, l\u2019OCHA ha registrato il numero mensile pi\u00f9 alto di attacchi contro proprietari palestinesi dal 2006: 264 casi, in media otto al giorno, con vittime o danni alle propriet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCerchiamo di resistere\u00bb, dice la signora Jahshan, \u00abma fino a quando? Siamo sotto pressione da ogni lato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la guerra arabo-israeliana del 1948, la famiglia di suo padre fu costretta a lasciare Haifa e Lydd, nell\u2019ambito della Nakba \u2014 la \u201ccatastrofe\u201d, con cui i palestinesi indicano la fuga forzata di oltre 700.000 persone durante la guerra d\u2019indipendenza di Israele. \u00c8 una storia familiare che segna profondamente il modo in cui la signora Jahshan guarda al proprio futuro in Cisgiordania.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_064H-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2751\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_064H-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_064H-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_064H-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_064H-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_064H-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/05\/hazboun202510_064H.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Riham Jahshan e suo figlio in visita allo zio Carlos Barham nella tradizionale casa in pietra di famiglia ad al-Makhrour, in Cisgiordania. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon voglio andarmene\u00bb, dice. \u00abSe il prezzo della sicurezza \u00e8 andarsene, forse me ne andr\u00f2. Ma la mia anima rester\u00e0 qui\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come molti palestinesi che si chiedono se restare o partire, ci\u00f2 di cui avrebbe bisogno per rimanere \u00e8 semplice: una strada senza cancelli, un\u2019uscita degli scout senza permessi militari, un accesso libero alla vecchia casa in pietra dove i suoi figli possano dormire sotto gli alberi di albicocco, come faceva lei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon chiedo molto\u00bb, dice. \u00abChiedo una vita normale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il seguente articolo \u00e8 stato tradotto dalla rivista ONE Magazine, lo puoi trovare in versione originale cliccando <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/magazine\/the-last-open-valleys\/\">qui<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ONE Magazine \u00e8 la rivista ufficiale della Catholic Near East Welfare Association (CNEWA), pubblicata regolarmente dal 1974 e oggi disponibile solo in inglese e spagnolo. Il presente articolo racconta come le famiglie palestinesi difendono e presidiano le loro terre per evitarne la confisca.<\/p>\n","protected":false},"author":70092,"featured_media":2754,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[10],"class_list":["post-2750","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-one-magazine"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v27.6.1 (Yoast SEO v27.6) - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-premium-wordpress\/ -->\n<title>Le ultime terre libere | CNEWA Italia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il timore di confisca pesa sulle famiglie palestinesi in Cisgiordania, soprattutto dopo i nuovi piani di espansione.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link 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