{"id":3052,"date":"2025-11-26T12:53:00","date_gmt":"2025-11-26T11:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/cnewa.org\/it\/?p=3052"},"modified":"2026-08-21T10:53:55","modified_gmt":"2026-08-21T08:53:55","slug":"pezzo-dopo-pezzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cnewa.org\/it\/pezzo-dopo-pezzo\/","title":{"rendered":"Pezzo dopo pezzo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Ad Abu Nuwar, a circa otto chilometri a est di Gerusalemme, le voci dei bambini che giocano all\u2019aperto riempiono la piccola scuola materna dove insegna Jihan Frehat, 40 anni. Poco oltre il cortile, i tetti rossi di Ma\u2019ale Adumim conquistano ogni anno nuovo spazio sulla collina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma\u2019ale Adumim, che conta circa 38.000 abitanti, \u00e8 un insediamento israeliano costruito su terreni palestinesi espropriati. \u00c8 uno dei quattro insediamenti \u2014 insieme a una vicina base militare, tutti considerati illegali dal diritto internazionale \u2014 che circondano questo piccolo villaggio palestinese della Cisgiordania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nata e cresciuta nella comunit\u00e0 beduina di Abu Nuwar, che conta circa 900 abitanti, Jihan Frehat conosce bene le difficolt\u00e0 della vita quotidiana. Nel villaggio si susseguono incursioni dell\u2019esercito israeliano e demolizioni di abitazioni. I coloni sconfinano nei terreni della comunit\u00e0. L\u2019accesso ai terreni agricoli \u00e8 limitato e le strade vengono spesso chiuse. Tutto questo condiziona ogni aspetto della vita della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jihan Frehat, che in passato ha insegnato in scuole private della Cisgiordania e ha collaborato con il Norwegian Refugee Council, ha contribuito a fondare la scuola materna nel 2011. Oggi la struttura accoglie 23 bambini. Le autorit\u00e0 israeliane ne hanno ordinato la demolizione, cos\u00ec come quella della scuola media adiacente, frequentata da circa 75 studenti. Quest\u2019ultima \u00e8 gi\u00e0 stata demolita cinque volte dalle forze israeliane. Ogni volta, gli abitanti l\u2019hanno ricostruita con il sostegno di organizzazioni locali e internazionali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"West Bank: Piece by Piece\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/O8gIQVXuGlU?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Una famiglia della Cisgiordania teme che il piano israeliano E1 renda ancora pi\u00f9 difficili gli spostamenti, gi\u00e0 oggi estremamente complicati, e ostacoli ulteriormente l\u2019accesso dei palestinesi alle proprie terre. \u00abOgni giorno restiamo sconvolti dall\u2019entit\u00e0 delle confische di terreni\u00bb, racconta una donna.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abA soffrire di pi\u00f9 sono i nostri figli\u00bb, dice Jihan Frehat. \u00abQuando avevamo la loro et\u00e0, non pensavamo allo sfollamento o all\u2019annessione. Oggi, invece, loro ci pensano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, Ma\u2019ale Adumim domina Abu Nuwar offrendo, secondo il sito di Nefesh B\u2019Nefesh, \u00abtutti i vantaggi di una citt\u00e0\u00bb: un sistema scolastico articolato, trasporti pubblici, servizi sanitari, centri culturali e sportivi, parchi e persino un lago. Nefesh B\u2019Nefesh collabora con il governo israeliano per favorire l\u2019arrivo di nuovi residenti nell\u2019insediamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abGuardate quanto sono cresciuti gli insediamenti, guardate le loro scuole e le loro universit\u00e0\u00bb, dice Jihan Frehat indicando la vasta comunit\u00e0 residenziale recintata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abOra guardate noi. Forse chiuderanno le nostre scuole: \u00e8 una politica che punta a lasciarci nell\u2019ignoranza\u00bb, afferma. \u00abTutto ci\u00f2 che desidero \u00e8 un futuro sicuro, stabile e pacifico per i miei figli. E continuo a sperare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019orizzonte si profila il piano israeliano di espansione degli insediamenti E1, che punta a collegare Ma\u2019ale Adumim a Gerusalemme attraverso un blocco insediativo continuo lungo quello che Israele definisce il corridoio E1 (East 1). Dal 2005 il progetto ha attraversato fasi alterne, avanzando e fermandosi sotto la pressione della comunit\u00e0 internazionale. Nell\u2019agosto 2025, tuttavia, il governo israeliano ne ha approvato l\u2019attuazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_027H-scaled-1-1024x683.jpg\" alt=\"Una donna di schiena che tiene in braccio un bambino.\" class=\"wp-image-3051\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_027H-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_027H-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_027H-scaled-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_027H-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_027H-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_027H-scaled-1-1600x1067.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Una maestra d\u2019asilo palestinese porta in braccio un bambino nell\u2019asilo di Abu Nuwar, Cisgiordania. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un mese dopo, il governo israeliano ha approvato un piano da 900 milioni di dollari per la costruzione di 7.600 nuove unit\u00e0 abitative a Ma\u2019ale Adumim. Secondo le organizzazioni che monitorano l\u2019espansione degli insediamenti, circa 3.400 di queste abitazioni sorgeranno all\u2019interno del corridoio insediativo previsto dal piano E1.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Situato nella Cisgiordania occupata da Israele, il corridoio si estende per circa 12 chilometri quadrati nella cosiddetta Area C. Secondo gli Accordi di Oslo II del 1995, questa zona rappresenta il 60% della Cisgiordania. Qui vivono circa 7.000 palestinesi, distribuiti in 22 comunit\u00e0 beduine, tra cui Abu Nuwar. Queste comunit\u00e0 rischiano il trasferimento forzato per lasciare spazio all\u2019espansione degli insediamenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Jihan Frehat ricorda gli anni Novanta, quando gli insediamenti erano ancora agli inizi e ben lontani dalla morsa che, a suo dire, oggi soffoca la comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_033H-scaled-1-1024x683.jpg\" alt=\"Un uomo di spalle guarda verso l\u2019orizzonte.\" class=\"wp-image-3047\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_033H-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_033H-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_033H-scaled-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_033H-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_033H-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_033H-scaled-1-1600x1067.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un palestinese guarda verso l\u2019insediamento israeliano di Ma\u2019ale Adumim da Jabal al-Baba, Cisgiordania. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abViviamo costantemente sul filo del rasoio\u00bb, racconta. \u00abDa un momento all\u2019altro potrei ricevere un ordine di demolizione ed essere costretta a lasciare la mia casa. A dire il vero, non conosciamo altro che la paura. Temiamo l\u2019annessione e un futuro di cui non sappiamo nulla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLe domande che ci poniamo sono sempre le stesse: che ne sar\u00e0 di noi? Dove andremo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00ab\u00c8 nostro dovere rimanere saldi sulla nostra terra e difenderla fino all\u2019ultimo respiro\u00bb<\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">L\u2019attuazione del piano di espansione degli insediamenti avrebbe conseguenze su vasta scala nei territori palestinesi. Contribuirebbe inoltre a quella che la Commissione Internazionale dei Giuristi definisce una \u00abpolitica illegale di annessione di fatto\u00bb del territorio palestinese da parte di Israele. Secondo l\u2019organizzazione, il progetto comprometterebbe anche la continuit\u00e0 territoriale e la possibilit\u00e0 stessa di creare un futuro Stato palestinese. Violerebbe cos\u00ec il diritto del popolo palestinese all\u2019autodeterminazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Betlemme, il reverendo Mitri Raheb, pastore luterano, teologo e fondatore della Dar al-Kalima University, afferma che il piano di espansione E1 \u00abseparerebbe completamente\u00bb il nord della Cisgiordania dal sud, \u00abcancellandone la continuit\u00e0 territoriale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Raheb, i piani del governo israeliano mirano ad \u00abassicurare che non venga mai creato uno Stato palestinese\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich aveva lasciato intendere la stessa linea in una dichiarazione rilasciata a met\u00e0 agosto. In quell\u2019occasione aveva definito il piano \u00abun passo significativo che, nei fatti, cancella l\u2019illusione dei due Stati e rafforza il controllo del popolo ebraico sul cuore della Terra d\u2019Israele\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ai margini di Jabal al-Baba, la \u00abCollina del Papa\u00bb, a pochi chilometri da Abu Nuwar, i palestinesi conoscono bene la politica israeliana degli sfollamenti forzati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le comunit\u00e0 palestinesi che vivono all\u2019interno del corridoio E1 rischiano lo sfollamento forzato a causa della violenza dei coloni sostenuta dallo Stato, delle operazioni militari e delle politiche di pianificazione territoriale. <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/la-fragile-tregua-a-gaza-minaccia-la-comunita-cristiana\/\">La violenza dei coloni<\/a> \u00e8 aumentata dall\u2019inizio della guerra di Israele a Gaza, nell\u2019ottobre 2023. Nello stesso periodo sono cresciute anche le incursioni militari, i posti di blocco e la perdita di posti di lavoro nelle citt\u00e0 e nei centri abitati palestinesi della Cisgiordania.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_028H-scaled-1-1024x683.jpg\" alt=\"Un uomo seduto ad una scrivania in un ufficio.\" class=\"wp-image-3048\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_028H-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_028H-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_028H-scaled-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_028H-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_028H-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_028H-scaled-1-1600x1067.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Atallah Mazaar\u2019a, portavoce della comunit\u00e0 beduina di Jabal al-Baba, Cisgiordania. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abOgni volta che ricostruiamo, arrivano con nuove ordinanze\u00bb, racconta Atallah Mazaar\u2019a, portavoce della comunit\u00e0 sulla collina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mazaar\u2019a vive nella comunit\u00e0 beduina sorta ai margini di Jabal al-Baba, la \u00abCollina del Papa\u00bb, un terreno donato dal re Hussein di Giordania a Paolo VI in occasione dello storico viaggio del pontefice in Giordania e in Terra Santa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pressione \u00e8 tangibile. Secondo l\u2019Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), nel mese di agosto le autorit\u00e0 israeliane hanno emesso ordini di demolizione per 20 strutture della comunit\u00e0, dove vivono circa 450 persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 2009 a oggi, nelle comunit\u00e0 palestinesi del corridoio E1, sono state demolite pi\u00f9 di 500 strutture di propriet\u00e0 palestinese, provocando lo sfollamento di oltre 900 persone. Solo quest\u2019anno, tra gennaio e la met\u00e0 di ottobre, si sono registrate in media otto demolizioni al mese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, l\u2019espansione degli insediamenti ha subito una forte accelerazione. Secondo l\u2019<em>Israel<\/em> <em>Policy<\/em> <em>Forum<\/em>, ad agosto avevano gi\u00e0 ottenuto il via libera pi\u00f9 di 23.000 unit\u00e0 abitative israeliane. Di questo passo, entro la fine dell\u2019anno Israele potrebbe approvare oltre 50.000 nuove abitazioni, un numero superiore a quello registrato complessivamente nei cinque anni precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel pi\u00f9 ampio sistema degli insediamenti israeliani, in Cisgiordania \u2014 compresa Gerusalemme Est \u2014 si contano circa 370 insediamenti e avamposti, dove vivono oltre 737.000 coloni. Molti di questi centri hanno ormai le dimensioni e le funzioni di vere e proprie citt\u00e0 e sono integrati nella rete stradale israeliana, consentendo ai coloni di spostarsi liberamente tra Israele e la Cisgiordania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo l\u2019organizzazione israeliana per i diritti umani B\u2019Tselem, le politiche edilizie adottate da Israele mirano a \u00abimpedire lo sviluppo delle comunit\u00e0 palestinesi e a privare i palestinesi delle loro terre\u00bb. L\u2019organizzazione le considera parte di una pi\u00f9 ampia strategia politica volta a \u00absfruttare al massimo le risorse della Cisgiordania per le esigenze israeliane, riducendo al minimo le riserve territoriali a disposizione dei palestinesi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mazaar\u2019a interpreta queste pressioni come una forma di ingegneria demografica. L\u2019obiettivo, afferma, sarebbe quello di \u00abmodificare la composizione della popolazione in linea con le loro aspirazioni\u00bb, facendo s\u00ec che \u00abi coloni superino numericamente i palestinesi a Gerusalemme e in tutto il territorio fino al Mar Morto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNoi vogliamo crescere e costruire\u00bb, afferma Atallah Mazaar\u2019a. \u00abCome beduini, il nostro legame con la natura \u00e8 parte integrante della nostra identit\u00e0. Viviamo grazie al bestiame e alla terra che custodiamo e preserviamo. Siamo parte del tessuto nazionale palestinese\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPer noi questa terra \u00e8 il nostro ossigeno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Atallah Mazaar\u2019a, in passato era pi\u00f9 facile opporsi all\u2019occupazione israeliana. Da quando \u00e8 iniziata la guerra di Israele a Gaza, per\u00f2, l\u2019esercito israeliano ha intensificato la propria presenza e le proprie operazioni in Cisgiordania, rendendo sempre pi\u00f9 rischiose anche le forme di protesta pacifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abUna volta disperdevano le proteste con lacrimogeni o granate assordanti\u00bb, racconta Mazaar\u2019a. \u00abOggi, invece, sono disposti a distruggere e persino a uccidere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019ottobre 2023, le forze israeliane hanno ucciso 1.001 palestinesi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Circa una vittima su cinque era un minore. Secondo i dati delle Nazioni Unite, queste morti rappresentano il 43% di tutti i palestinesi uccisi in Cisgiordania negli ultimi vent\u2019anni. Nello stesso periodo, \u00e8 aumentata anche l\u2019attivit\u00e0 militare israeliana. Secondo l\u2019Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), tra gennaio e ottobre 2025 sono state registrate 7.500 incursioni militari in tutta la Cisgiordania, con un incremento del 37% rispetto allo stesso periodo del 2024.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_019H-scaled-1-1024x683.jpg\" alt=\"Bambini seduti ai banchi di un\u2019aula di una scuola.\" class=\"wp-image-3049\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_019H-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_019H-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_019H-scaled-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_019H-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_019H-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_019H-scaled-1-1600x1067.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Bambini palestinesi a lezione in un asilo di Abu Nuwar, Cisgiordania. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Temendo per la propria incolumit\u00e0, molti attivisti hanno interrotto le loro attivit\u00e0. Secondo Mazaar\u2019a, numerosi palestinesi ritengono che l\u2019unica forma di resistenza rimasta sia restare sulle proprie terre e rifiutare qualsiasi trasferimento. Alcuni, racconta, hanno respinto persino offerte che comprendevano \u00abingenti somme di denaro\u00bb e \u00abappezzamenti di terreno\u00bb in altre localit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abI palestinesi non accetteranno questa \u201cnuova Nakba\u201d\u00bb, aggiunge Mazaar\u2019a, riferendosi all\u2019espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi avvenuta nel 1948.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abL\u2019occupazione ha costretto me e la mia famiglia ad abbandonare la nostra terra nel 1948. Conserviamo ancora le chiavi di casa e gli atti di propriet\u00e0\u00bb, racconta. \u00abNon accetterei mai di andarmene di nuovo, a meno che non sia per tornare nella mia terra d\u2019origine, a Bir es-Seba\u00bb, oggi nota con il nome ebraico di Be\u2019er Sheva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La posizione di Mazaar\u2019a affonda le sue radici tanto nella fede musulmana quanto nelle sue convinzioni politiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abViviamo su una terra santa\u00bb, afferma. \u00ab\u00c8 nostro dovere rimanere saldi sulla nostra terra e difenderla fino all\u2019ultimo respiro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00abDa un momento all\u2019altro potrei ricevere un ordine di demolizione ed essere costretta a lasciare la mia casa\u00bb<\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il piano di espansione E1 prevede una riorganizzazione della rete viaria della Cisgiordania attraverso un sistema di strade separate. Il corridoio principale sarebbe riservato ai veicoli con targa israeliana, mentre il traffico palestinese verrebbe deviato su una strada periferica alternativa. Secondo i critici del progetto, questa soluzione rafforzerebbe i collegamenti tra gli insediamenti israeliani e Israele, aumentando al tempo stesso l\u2019isolamento delle comunit\u00e0 palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre il <em>Times<\/em> <em>of<\/em> <em>Israel<\/em> ha riferito che il primo ministro israeliano ha definito la strada prevista un \u00abcorridoio strategico per i trasporti\u00bb, destinato a collegare Gerusalemme agli insediamenti israeliani, le organizzazioni per i diritti umani l\u2019hanno ribattezzata \u00abla strada dell\u2019apartheid\u00bb. Il reverendo Raheb racconta che i palestinesi vengono fatti passare attraverso sottopassaggi e tunnel \u00abcome topi\u00bb, mentre al di sopra di loro le strade di collegamento riservate ai coloni uniscono le comunit\u00e0 israeliane costruite sulle colline. Secondo Raheb, sulla nuova strada verrebbe installato un cancello \u00abche Israele potrebbe chiudere in qualsiasi momento\u00bb, come gi\u00e0 accade per altre strade di separazione della zona realizzate secondo lo stesso modello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Raheb, l\u2019obiettivo \u00e8 confinare i palestinesi in aree circoscritte, simili alle riserve create in passato per le popolazioni indigene del Nord America, mentre attorno a loro continuano a espandersi insediamenti israeliani riservati in modo esclusivo ai coloni. In questo modo, sostiene, la libert\u00e0 di movimento cesserebbe di essere un diritto per trasformarsi in un privilegio concesso o negato a seconda delle circostanze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il reverendo Raheb afferma che il governo israeliano si sta muovendo per annettere oltre l\u201980% della Cisgiordania, confinando i palestinesi in circa il 18% del territorio, frammentato in enclavi densamente popolate e non contigue, come Ramallah, Betlemme, Hebron e Nablus, ciascuna circondata da decine di varchi automatizzati controllati da Israele.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCon il tempo, queste aree palestinesi separate l\u2019una dall\u2019altra svilupperanno esigenze diverse e perfino identit\u00e0 differenti, proprio come \u00e8 accaduto quando Gaza \u00e8 stata isolata dal resto dei territori palestinesi\u00bb, afferma Raheb. Secondo il reverendo, l\u2019assenza di continuit\u00e0 territoriale consentirebbe alle autorit\u00e0 di gestire queste enclave isolate attraverso leadership locali, limitare l\u2019accesso alle risorse e lasciarle progressivamente impoverire. Un processo che, a suo avviso, rafforzerebbe ulteriormente la frammentazione e l\u2019isolamento gi\u00e0 in corso.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_059H-1-scaled-1-1024x683.jpg\" alt=\"Una ragazza che cammina con una borsa sulle spalle.\" class=\"wp-image-3050\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_059H-1-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_059H-1-scaled-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_059H-1-scaled-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_059H-1-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_059H-1-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/hazboun202510_059H-1-scaled-1-1600x1067.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La cristiana palestinese Riham Jahshan cammina verso i terreni agricoli di propriet\u00e0 della sua famiglia da generazioni ad al-Makhrour, Cisgiordania, nei pressi di Beit Jala. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da decenni, gli antichi percorsi di pellegrinaggio cristiano che collegano Gerico, Gerusalemme e Betlemme si snodano tra posti di blocco militari israeliani e il muro di separazione. Per i palestinesi, la possibilit\u00e0 di attraversarli dipende spesso dal rilascio di permessi da parte delle autorit\u00e0 israeliane e dall\u2019apertura o dalla chiusura, spesso imprevedibile, dei checkpoint.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vita sotto l\u2019occupazione israeliana ha spinto molti palestinesi a lasciare il Paese, compresi membri della gi\u00e0 esigua e sempre pi\u00f9 ridotta comunit\u00e0 cristiana. Dall\u2019inizio della guerra israeliana a Gaza, circa 147 famiglie cristiane hanno lasciato Betlemme, riferisce il reverendo Raheb. Aggiunge che, se le condizioni attuali dovessero persistere, altre famiglie potrebbero andarsene, con il rischio che le chiese si svuotino delle loro comunit\u00e0 locali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa Palestina \u00e8 la culla del cristianesimo\u00bb, conclude. \u00abNon un parco a tema\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"cnewa-connections\">\n  <div class=\"cnewa-connections-heading\">\n    <h2>L\u2019impegno di CNEWA<\/h2>\n  <\/div>\n  <div class=\"cnewa-connections-content\" style=\"background:#6B4D5E;color:#ffffff\">\n    <p>Dal 2002, il muro di separazione costruito da Israele ha isolato comunit\u00e0 palestinesi della Cisgiordania e importanti luoghi di culto, separando le congregazioni religiose dalle comunit\u00e0 che servono e limitando la libert\u00e0 di movimento sia dei residenti sia dei pellegrini. Secondo Joseph Hazboun, direttore regionale di CNEWA-Pontificia Missione per Palestina e Israele, i piani del governo israeliano per il corridoio E1, approvati ad agosto, rischiano di aggravare ulteriormente questa situazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00abIl progetto E1 minaccia di chiudere l\u2019unica strada ancora aperta tra Al-Eizariya e Gerusalemme, lasciando queste comunit\u00e0 religiose e i residenti locali nell\u2019incertezza sul proprio futuro\u00bb, afferma Hazboun. \u00abSenza questo collegamento vitale, come potranno, per esempio, le Suore Comboniane continuare la loro missione di assistenza educativa e sanitaria a favore delle comunit\u00e0 beduine?\u00bb.<\/p>\n<p>Secondo Hazboun, questo sviluppo \u00absolleva inoltre serie preoccupazioni per la tutela di questi luoghi santi e delle comunit\u00e0 che li mantengono vivi e ne custodiscono la presenza\u00bb.<\/p>\n<p>Per sostenere il lavoro di CNEWA in Terra Santa, visita la nostra pagina per le <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/dona-ora\/\">donazioni<\/a>.<\/p>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><em>Il seguente articolo \u00e8 stato tradotto dalla rivista ONE Magazine, lo puoi trovare in versione originale cliccando <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/magazine\/piece-by-piece\/\">qui<\/a>.<\/em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ONE Magazine \u00e8 la rivista ufficiale della Catholic Near East Welfare Association (CNEWA), pubblicata regolarmente dal 1974. 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