{"id":3063,"date":"2026-06-08T10:23:43","date_gmt":"2026-06-08T08:23:43","guid":{"rendered":"https:\/\/cnewa.org\/it\/?p=3063"},"modified":"2026-08-21T10:45:41","modified_gmt":"2026-08-21T08:45:41","slug":"isolati-e-impauriti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cnewa.org\/it\/isolati-e-impauriti\/","title":{"rendered":"Isolati e impauriti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il villaggio di Snaya, a soli 32 chilometri dal confine del Libano con Israele, era \u00abcircondato dalle postazioni di Hezbollah\u00bb, racconta la sindaca Rima Habib. La presenza dei miliziani rendeva inquieta la comunit\u00e0 cristiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTemiamo che Hezbollah possa lanciare missili dal villaggio e che, in risposta, gli israeliani possano colpirlo\u00bb, ha detto. I timori degli abitanti non erano infondati: alcuni residenti hanno raccontato che una situazione simile si era gi\u00e0 verificata almeno una volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine di aprile, <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/gli-innocenti-pagano-il-prezzo-della-guerra\/\">sei settimane di guerra tra Hezbollah e Israele<\/a> avevano messo a rischio sia la sicurezza sia i mezzi di sostentamento degli abitanti, afferma Habib. \u00abLa maggior parte di loro vive di agricoltura e non pu\u00f2 lavorare i propri terreni\u00bb, aggiunge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ultima escalation di violenza in Libano \u00e8 iniziata il 2 marzo, due giorni dopo gli attacchi congiunti lanciati da Stati Uniti e Israele contro l\u2019Iran. I miliziani di Hezbollah, sostenuti da Teheran, hanno sparato razzi verso Israele. Israele ha risposto con una serie di attacchi nel Libano meridionale, nella Valle della Bekaa e nei sobborghi meridionali di Beirut.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 16 aprile si \u00e8 conclusa ufficialmente una tregua aerea di dieci giorni. La pausa nei combattimenti ha posto fine alla seconda escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah, scoppiato dopo l&#8217;inizio della guerra tra Israele e Hamas nell&#8217;ottobre 2023. In tutto il Libano, per\u00f2, pochi credevano che il cessate il fuoco, poi prorogato fino a met\u00e0 maggio, avrebbe permesso di ricostruire le case e tornare alla normalit\u00e0. Il governo israeliano ha confermato che il Libano meridionale sarebbe rimasto una zona di guerra attiva. All&#8217;inizio di maggio ha inoltre istituito una zona interdetta che comprendeva 62 villaggi a sud del fiume Litani. Entro la fine del mese, Israele si \u00e8 spinto oltre la fascia di sicurezza. Ha esteso gli ordini di evacuazione per altri 10 chilometri circa verso nord, fino al fiume Zahrani, portando l&#8217;incursione a interessare quasi un quinto del territorio libanese.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Isolated and Afraid\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/r01YKXzkeBI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>In tutto il sud del Libano, le persone rimaste nei loro villaggi dallo scoppio della nuova guerra tra Hezbollah e Israele, il 2 marzo, si trovano isolate e senza cibo e beni di prima necessit\u00e0. Per far fronte alle necessit\u00e0 quotidiane, fanno affidamento sul sostegno delle organizzazioni della Chiesa.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sebbene oltre un milione di persone dal sud del Libano, dalla valle della Bekaa e dai sobborghi meridionali della capitale abbiano cercato rifugio a Beirut e in altre zone pi\u00f9 sicure, circa 4.000 famiglie cristiane, come quelle di Snaya, <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/una-presenza-fragile-ma-fedele-nel-libano-del-sud\/\">sono rimaste nei loro villaggi<\/a>. Speravano cos\u00ec di essere risparmiate dal conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo la sindaca Habib, tra il 2 marzo e la met\u00e0 di aprile il conflitto ha danneggiato fino a 20 abitazioni a Snaya. Due anni prima, le schegge avevano infranto i vetri delle finestre e danneggiato le piastrelle della sua casa. Nello stesso periodo, il conflitto ha danneggiato o distrutto 62.000 abitazioni in tutto il Libano, secondo il <em>National Council for Scientific Research<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Padre Georges Awad, parroco della comunit\u00e0 cattolica maronita di Snaya, racconta la preoccupazione dei fedeli. \u00abSi chiedono se continueremo a vivere cos\u00ec o se potremo tornare alla nostra vita di prima. Nessuno conosce la risposta, ma dobbiamo continuare a vivere\u00bb, ha detto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo giorno del cessate il fuoco di aprile, il rombo degli aerei da guerra e il ronzio dei droni hanno lasciato spazio al silenzio. Gli abitanti di Snaya, per\u00f2, non si sono sentiti molto pi\u00f9 sollevati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDopo la guerra del 2024, non siamo pi\u00f9 tornati alla nostra vita normale\u00bb, racconta Mirna Boutros, una residente di Snaya, riferendosi al cessate il fuoco raggiunto nel novembre 2024 dopo 66 giorni di guerra aperta, con l\u2019obiettivo di porre fine al conflitto tra Israele e Hezbollah.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abAvevo sempre le valigie pronte, nel caso fosse scoppiata di nuovo la guerra\u00bb, racconta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mirna descrive l\u2019impatto che \u00abi bombardamenti, gli aerei da guerra, i droni e i missili\u00bb hanno avuto sulla sua salute mentale e racconta di come abbiano mandato in frantumi i vetri delle finestre di casa. Vive, dice, in uno stato di paura costante.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_065H-WEB-1024x683.jpg\" alt=\"Un\u2019automobile con materassi e bagagli sul tetto percorre una strada.\" class=\"wp-image-3061\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_065H-WEB-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_065H-WEB-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_065H-WEB-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_065H-WEB-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_065H-WEB-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_065H-WEB.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Famiglie sfollate a causa della guerra fanno ritorno nel Libano meridionale il 17 aprile, primo giorno dell\u2019ultima tregua tra Israele e Hezbollah. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuando accompagno mia figlia a scuola, ho paura\u00bb, racconta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mirna si prende cura di alcuni parenti anziani. Il 2 marzo ha fatto scorta di cibo e di \u00abmedicine sufficienti per tre o quattro mesi\u00bb, perch\u00e9 a Snaya c\u2019\u00e8 solo un piccolo negozio di alimentari. La situazione di sicurezza le ha impedito anche di portare la figlia Angy, 14 anni, a farsi curare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abNon ho avuto il coraggio di portarla a Beirut\u00bb, racconta. Teme i bombardamenti lungo le strade e nella stessa capitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio di maggio, il ministero della Salute libanese ha riferito che, dal 2 marzo, l\u2019esercito israeliano ha ucciso pi\u00f9 di 2.800 persone, ne ha ferite oltre 8.700 e ha costretto pi\u00f9 di un milione di persone a lasciare le proprie case. Oltre 1,2 milioni di persone affrontano inoltre diversi livelli di insicurezza alimentare. Nello stesso periodo, Israele ha riferito la morte di 18 soldati e due civili per mano di Hezbollah.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSono nata durante la guerra civile. Oggi Hezbollah \u00e8 intorno al villaggio e ci sono i bombardamenti israeliani\u00bb, racconta Mirna. \u00abSperavo che mia figlia non dovesse vivere quello che ho vissuto io\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Quando il 16 aprile \u00e8 stato annunciato il cessate il fuoco, le organizzazioni della Chiesa si sono mosse rapidamente. Il giorno successivo, <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/aggiornamento-sud-del-libano-estremamente-volatile\/\">un convoglio umanitario<\/a> guidato dall\u2019arcivescovo Paolo Borgia, nunzio apostolico in Libano, e dal cardinale Bechara Rai, patriarca di Antiochia dei Maroniti, ha raggiunto il distretto di Jezzine, nel sud del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 2 marzo, l\u2019arcivescovo Borgia ha guidato almeno 14 convogli verso il sud del Libano, in coordinamento con la Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL). CNEWA-Pontificia Missione e i suoi partner, Caritas Libano e L\u2019\u0152uvre d\u2019Orient, hanno fornito gli aiuti alimentari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi aiuti \u00absono un segno della solidariet\u00e0 universale della Chiesa\u00bb, ha affermato l\u2019arcivescovo Borgia salutando gli abitanti di Qattine, un villaggio che ha accolto gli sfollati. \u00abDobbiamo continuare\u00bb a portare assistenza e \u00aba essere generosi, perch\u00e9 chi possiede molto deve condividere con gli altri\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Benwati, a una decina di chilometri a nord di Snaya, CNEWA-Pontificia Missione ha collaborato con l\u2019organizzazione locale <em>Fertile<\/em> <em>Desert<\/em> per distribuire pacchi alimentari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuesta guerra ha avuto su di me un impatto psicologico maggiore rispetto alla precedente\u00bb, racconta Luna Daher, 26 anni, residente a Benwati. \u00abSentivo continuamente i boati provocati dagli aerei che superavano il muro del suono. La guerra era davvero intorno al villaggio. Ho avuto un attacco di panico e ho pianto come non mi era mai capitato prima\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sorella di otto anni, Tia, racconta di essersi ormai \u00ababituata ai bombardamenti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Daher, che ha studiato scienze sociali e scienze dell\u2019educazione ed \u00e8 alla ricerca di lavoro, ha accolto con gioia il cessate il fuoco, ma si \u00e8 detta \u00abmolto rattristata perch\u00e9 durante la guerra abbiamo perso molti martiri\u00bb. Teme anche per il futuro del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abVorrei che tutto il Libano e tutti i suoi abitanti, indipendentemente dalla fede religiosa, potessero vivere in sicurezza\u00bb, dice. Daher, che appartiene alla comunit\u00e0 musulmana sunnita, sottolinea le divisioni che la guerra continua ad alimentare tra sunniti, sciiti e cristiani. E richiama la necessit\u00e0 di una riconciliazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante questa guerra, l\u2019esercito israeliano ha alimentato le tensioni colpendo anche zone che di solito restavano al riparo dal conflitto. Secondo quanto riferito, gli attacchi miravano a membri di Hezbollah o di Hamas. Il 6 aprile, per esempio, l\u2019esercito israeliano ha colpito un complesso di edilizia sociale maronita ad Ain Saadeh, un villaggio a est di Beirut. L\u2019attacco ha ucciso il leader locale del partito delle Forze Libanesi, oppositore politico di Hezbollah, e altri due civili, proprio durante il fine settimana di Pasqua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abDio vede tutto ci\u00f2 che sta accadendo\u00bb, afferma Daher.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Ad Ain Ebel, un villaggio cristiano situato all\u2019interno della \u00ablinea gialla\u00bb, gli abitanti che vivevano nella parte settentrionale del paese si sono trasferiti nella zona meridionale, racconta Maha Farah, insegnante di francese nella scuola locale. Lo sfollamento \u00e8 avvenuto il 9 aprile, quando l\u2019esercito israeliano ha lanciato un\u2019offensiva per prendere il controllo di Bint Jbeil, a meno di due chilometri di distanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPensavamo che l\u2019esercito israeliano sarebbe probabilmente entrato ad Ain Ebel\u00bb, racconta Farah. Mentre parla, le pareti della sua casa tremano per le operazioni militari israeliane a Bint Jbeil. I villaggi di confine vengono sistematicamente rasi al suolo, mentre il ministro della Difesa israeliano fa riferimento alle strategie gi\u00e0 adottate a Gaza. Al 7 maggio, almeno 11 villaggi risultavano completamente distrutti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando \u00e8 stato annunciato il cessate il fuoco, gli abitanti della parte settentrionale di Ain Ebel sono tornati alle loro case e hanno scoperto che circa 20 abitazioni erano state occupate e saccheggiate dall\u2019esercito israeliano. I soldati avevano perfino gettato i mobili in strada, riferisce Farah.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"906\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_146H-WEB-1024x906.jpg\" alt=\"Un uomo e una donna sistemano il contenuto di scatole di generi alimentari.\" class=\"wp-image-3059\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_146H-WEB-1024x906.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_146H-WEB-300x265.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_146H-WEB-768x679.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_146H-WEB-1536x1359.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_146H-WEB-1600x1415.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_146H-WEB.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Operatori umanitari organizzano il contenuto delle scatole alimentari consegnate nel Libano meridionale da CNEWA-Pontificia Missione. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A otto chilometri di distanza, nel villaggio di Dibl, un soldato israeliano ha distrutto una statua del Cristo crocifisso, suscitando indignazione a livello internazionale. Pochi giorni dopo, i militari italiani l\u2019hanno sostituita. Anche una statua della Vergine Maria \u00e8 stata profanata. Nel villaggio di Yaroun, secondo diverse testimonianze, l\u2019esercito israeliano ha demolito con i bulldozer un convento e una scuola appartenenti alla congregazione greco-cattolica melkita delle Suore del Divin Salvatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSiamo civili. Perch\u00e9 fanno questo?\u00bb, si chiede Farah.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Michel Constantin, direttore regionale di CNEWA-Pontificia Missione a Beirut, che ha partecipato ad alcuni convogli umanitari, afferma che villaggi come Ain Ebel e Dibl sono \u00abcompletamente isolati\u00bb dal resto del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa presenza cristiana, per quanto ridotta, rappresenta l\u2019unico segno di vita\u00bb in queste aree devastate, afferma. Michel aggiunge di temere che, se la guerra dovesse continuare, per gli abitanti di queste comunit\u00e0 diventerebbe insostenibile rimanere nelle proprie terre: la maggior parte delle persone non riuscirebbe pi\u00f9 a lavorare e le scuole non riaprirebbero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 19 aprile, rappresentanti della Chiesa e abitanti dei villaggi di confine hanno incontrato il patriarca maronita nella sua residenza di Bkerk\u00e9 e hanno diffuso un elenco di richieste. Tra queste figurano l\u2019apertura di \u00abcorridoi umanitari sicuri tra i diversi villaggi\u00bb, l\u2019allestimento di ospedali da campo, il sostegno economico alle famiglie che sono rimaste nelle loro case e interventi per fermare la distruzione dei villaggi di confine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abRestiamo qui perch\u00e9 anche altri possano continuare a vivere sulla loro terra\u00bb, afferma Farah.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2024 aveva trovato rifugio ad Ain Saadeh, circa 10 chilometri a est di Beirut, nello stesso complesso colpito da un attacco israeliano il 6 aprile. Per settimane aveva insegnato a distanza vivendo presso alcuni parenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuesta volta sono felice di essere rimasta [ad Ain Ebel]\u00bb, racconta. \u00abNei momenti pi\u00f9 difficili continuo a credere che la guerra finir\u00e0. Ho imparato ad affidarmi a Dio e a lasciare che sia Lui ad agire\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Farah racconta che lei e il marito, ormai in pensione, si sentono sostenuti nella scelta di restare grazie alle visite regolari dell\u2019arcivescovo Borgia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSentiamo che qualcuno ci ascolta\u00bb, dice. \u00abIl nunzio ci ha incoraggiati ad affrontare la vita un giorno alla volta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_117H-WEB-1024x683.jpg\" alt=\"Un uomo sorride mentre trasporta una scatola con il logo pontificio; accanto a lui ci sono altre persone.\" class=\"wp-image-3060\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_117H-WEB-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_117H-WEB-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_117H-WEB-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_117H-WEB-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_117H-WEB-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/08\/skaff202604_117H-WEB.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Famiglie in difficolt\u00e0 a Snaya ricevono pacchi alimentari forniti da CNEWA-Pontificia Missione. (Foto di Raghida Skaff)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<div class=\"cnewa-connections\">\n  <div class=\"cnewa-connections-heading\">\n    <h2>L\u2019impegno di CNEWA<\/h2>\n  <\/div>\n  <div class=\"cnewa-connections-content\" style=\"background:#6B4D5E;color:#ffffff\">\n    <p>Dal 2 marzo, CNEWA-Pontificia Missione ha collaborato con la nunziatura apostolica e altre organizzazioni umanitarie legate alla Chiesa per distribuire pacchi alimentari ai civili rimasti isolati dai combattimenti tra Israele e Hezbollah. I convogli hanno trasportato anche beni essenziali, tra cui medicinali e acqua.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Poich\u00e9 la guerra ha costretto circa il 20% della popolazione libanese a lasciare la propria casa, CNEWA-Pontificia Missione ha distribuito buoni alimentari agli sfollati a Beirut, nel Monte Libano e nel campo profughi di Dbayeh, oltre che alle famiglie del sud del Paese che hanno trovato rifugio nella Valle della Bekaa.<\/p>\n<p>Per sostenere il lavoro di CNEWA in Libano \u00e8 possibile visitare la pagina dedicata alle <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/dona-ora\/\">donazioni<\/a>.<\/p>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><em>Il seguente articolo \u00e8 stato tradotto dalla rivista ONE Magazine, lo puoi trovare in versione originale cliccando <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/magazine\/isolated-and-afraid\/\">qui<\/a>.<\/em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ONE Magazine \u00e8 la rivista ufficiale della Catholic Near East Welfare Association (CNEWA), pubblicata regolarmente dal 1974. Attualmente, i contenuti sono disponibili solo in inglese e spagnolo. Questo articolo racconta la vita dei civili nel sud del Libano, che resistono con quel poco che hanno mentre il cessate il fuoco si fa sempre pi\u00f9 fragile.<\/p>\n","protected":false},"author":70092,"featured_media":3062,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[10],"class_list":["post-3063","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-one-magazine"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v28.2 (Yoast SEO v28.2) - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-premium-wordpress\/ -->\n<title>Isolati e impauriti | CNEWA Italia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Isolati e impauriti in Libano, i civili ricevono aiuti alimentari dalle organizzazioni umanitarie legate alla Chiesa.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, 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