{"id":3135,"date":"2026-06-07T16:09:47","date_gmt":"2026-06-07T14:09:47","guid":{"rendered":"https:\/\/cnewa.org\/it\/?p=3135"},"modified":"2026-09-09T16:31:40","modified_gmt":"2026-09-09T14:31:40","slug":"tempi-difficili-a-taybeh","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cnewa.org\/it\/tempi-difficili-a-taybeh\/","title":{"rendered":"Tempi difficili a Taybeh"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Il giornalista palestinese Jirias Azar considerava Taybeh, in Cisgiordania, un rifugio sicuro. \u00abEra una zona rurale tranquilla, con poca gente e immersa nella natura; un luogo dove si poteva vivere una vita serena e piacevole\u00bb, racconta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2022, dopo tre anni di lavori di ristrutturazione, lui e sua moglie Celina si sono trasferiti nella loro casa nell\u2019antico villaggio cristiano palestinese. Speravano di costruire insieme una famiglia e una vita tranquilla. L\u2019anno successivo \u00e8 nato il loro figlio, Sharbel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quel senso di serenit\u00e0 ha iniziato a svanire dopo il 7 ottobre 2023, quando Israele ha lanciato un\u2019offensiva su vasta scala nella Striscia di Gaza in risposta agli attacchi di Hamas contro le comunit\u00e0 israeliane vicino al confine. Con l\u2019intensificarsi della guerra a Gaza, sono aumentate anche le operazioni militari israeliane e gli attacchi dei coloni in tutta la Cisgiordania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo le Nazioni Unite, lo scorso anno in Cisgiordania si sono registrati pi\u00f9 di 1.800 attacchi da parte dei coloni israeliani. Tra gennaio e settembre 2025, circa il 60% di questi episodi si \u00e8 concentrato nei governatorati di Nablus, Hebron e Ramallah, dove si trova anche Taybeh.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abHo iniziato ad avere paura\u00bb, racconta Azar, 36 anni. \u00abHo cominciato a pensare che anche la vita a Taybeh potesse diventare come quella di quei luoghi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Trying Times in Taybeh\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/iB9TSglbBs0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>I coloni israeliani stanno sconvolgendo la vita dei palestinesi in Cisgiordania. \u00abVogliono occupare tutta la terra. Pensano che sia la loro terra. Ma non lo \u00e8\u00bb, afferma il titolare di una piccola attivit\u00e0 commerciale.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scorsa estate, il senso di sicurezza della coppia \u00e8 crollato. Il 28 luglio, poco dopo le due del mattino, una serie di forti colpi li ha svegliati nel cuore della notte. Affacciandosi alla finestra della cucina, Azar ha visto le fiamme: la loro auto stava bruciando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due hanno preso in braccio il piccolo Sharbel e sono corsi fuori nel buio, mentre un vicino gridava: \u00abI coloni! Ci sono i coloni!\u00bb. Hanno quindi raggiunto la casa dei genitori di Azar, a Ramallah.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019incendio ha distrutto l\u2019auto e tutto ci\u00f2 che conteneva: attrezzature di lavoro, documenti ed effetti personali. Su un muro vicino, una scritta in ebraico rivendicava l\u2019attacco come una rappresaglia per quanto accade nel vicino villaggio di Al-Mughayyir, teatro da anni di violenze e tensioni tra coloni israeliani e proprietari terrieri palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tre mesi dopo, un altro attacco contro la loro propriet\u00e0 a Taybeh ha distrutto l\u2019auto del fratello di Azar. A quel punto, la coppia ha deciso di mettere in vendita la casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abHo lavorato per 13 anni per comprare un\u2019auto, costruire una casa e procurarmi l\u2019attrezzatura necessaria per il mio lavoro. Poi ho perso tutto in meno di un minuto\u00bb, racconta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Celina Azar afferma di non aver mai immaginato che una simile tragedia potesse colpire la loro famiglia. \u00abStiamo ancora vivendo quella notte. Continuo a sognarla\u00bb, dice. \u00abNon riesco a tornare in quella casa. Non riesco nemmeno a immaginare di viverci di nuovo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli Azar fanno parte di un esodo silenzioso che sta cambiando il volto dell\u2019antico villaggio di Taybeh. Con circa 1.200 abitanti, Taybeh \u00e8 l\u2019ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania e una delle comunit\u00e0 pi\u00f9 antiche della Terra Santa abitate senza interruzione. Nel Vangelo di Giovanni, Ges\u00f9 vi trova rifugio dopo la risurrezione di Lazzaro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Padre Bashar Fawadleh, parroco della chiesa cattolica Cristo Redentore di Taybeh, racconta che negli ultimi due anni 15 famiglie, circa il 4% della popolazione, hanno lasciato il villaggio. Secondo il sacerdote, all\u2019origine di questa partenza c\u2019\u00e8 l\u2019occupazione israeliana. Spesso \u00e8 proprio lui il primo a intervenire per prestare aiuto ai membri della comunit\u00e0 colpiti dalle violenze dei coloni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa gente \u00e8 stanca\u00bb, spiega. \u00abLe persone sono private dei loro diritti: il diritto di vivere, di muoversi, di pregare, di studiare e di viaggiare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, dal 2023, le violenze dei coloni e le restrizioni imposte dall\u2019esercito israeliano hanno costretto quasi 3.000 palestinesi ad abbandonare le proprie case in Cisgiordania. Secondo l\u2019Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), 636 persone hanno lasciato la loro comunit\u00e0 nei soli primi sei mesi del 2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roland Bassir gestisce da vent\u2019anni una fabbrica di pietra e cemento alla periferia di Taybeh. In passato dava lavoro a 37 persone. Dopo l\u2019inizio della guerra a Gaza, un gruppo di coloni noto come Hilltop Youth ha bloccato la strada che conduce alla sua cava e ha iniziato a far pascolare quotidianamente il bestiame nell\u2019area. Con il passare del tempo, i dipendenti hanno avuto sempre pi\u00f9 paura e hanno smesso di presentarsi al lavoro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_026H-WEB-1024x683.jpg\" alt=\"Un sacerdote parla con alcune persone sedute accanto a lui in una sala.\" class=\"wp-image-3134\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_026H-WEB-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_026H-WEB-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_026H-WEB-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_026H-WEB-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_026H-WEB-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_026H-WEB.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Padre Bashar Fawadleh, all\u2019estrema destra, conversa con alcuni parrocchiani dopo la Messa nella sala parrocchiale, il 19 aprile. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A met\u00e0 marzo, tra i 30 e i 40 coloni hanno fatto irruzione nell\u2019area, hanno issato bandiere israeliane e \u00abrecitato preghiere e celebrato rituali talmudici\u00bb, racconta padre Fawadleh. \u00abQuesto significa che vogliono appropriarsi di quel terreno. A quel punto \u00e8 finita\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abHo chiamato la polizia israeliana, ma non ho ricevuto alcuna risposta\u00bb, afferma Bassir. \u00abAbbiamo contattato anche l\u2019Ufficio di coordinamento e collegamento. Dopo tre giorni \u00e8 arrivato l\u2019esercito, \u00e8 rimasto per quindici minuti e poi se n\u2019\u00e8 andato. Subito dopo, i coloni sono tornati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esperienza di Bassir riflette una dinamica ben documentata. Secondo l\u2019organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din, dal 2005 solo il 3% delle indagini della polizia sulle violenze dei coloni contro i palestinesi si \u00e8 concluso con una condanna. Nel 94% dei casi, invece, l\u2019inchiesta si \u00e8 chiusa senza alcun rinvio a giudizio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A met\u00e0 maggio, i dipendenti di Bassir si erano ridotti a 15 e, spesso, nessuno riusciva a raggiungere il posto di lavoro. \u00abHo dedicato 20 anni a costruire questa attivit\u00e0 e a investirvi tutte le mie energie\u00bb, racconta. \u00abOra non posso pi\u00f9 lavorare l\u00ec\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Pur non riuscendo a fermare gli attacchi dei coloni, le organizzazioni ecclesiali continuano a sostenere la popolazione locale con servizi essenziali. Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e altre realt\u00e0 cattoliche gestiscono a Taybeh una scuola, un centro medico, una casa di riposo, alcune strutture di accoglienza e diversi programmi culturali. L\u201980% dei loro dipendenti \u00e8 cristiano, mentre il restante 20% \u00e8 musulmano. Inoltre, lavorare in paese evita ai residenti lunghi e imprevedibili spostamenti, spesso rallentati per ore dai posti di blocco e dalle barriere militari israeliane disseminate in Cisgiordania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola cattolica serve la regione orientale di Ramallah dal 1860 e oggi accoglie studenti provenienti dai villaggi circostanti; il 70% degli alunni \u00e8 musulmano. L\u2019istituto ha formato generazioni di medici, ingegneri e avvocati e, negli ultimi sette anni, ha registrato quasi il 100% di promozioni all\u2019esame nazionale di maturit\u00e0. A riferirlo \u00e8 una responsabile della scuola che, per ragioni di sicurezza, chiede di essere identificata soltanto con il nome di Mary.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_058H-WEB-1024x683.jpg\" alt=\"Un uomo in piedi parla con una donna seduta a una scrivania in un ufficio.\" class=\"wp-image-3133\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_058H-WEB-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_058H-WEB-300x200.jpg 300w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_058H-WEB-768x512.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_058H-WEB-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_058H-WEB-1600x1067.jpg 1600w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_058H-WEB.jpg 1800w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Sami El-Yousef, in piedi, conversa con una collega negli uffici del Patriarcato Latino di Gerusalemme. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rete di 44 scuole cattoliche del Patriarcato Latino, distribuite tra Israele, Palestina e Giordania, accoglie complessivamente 19.500 studenti, spiega Sami El-Yousef, amministratore delegato del Patriarcato Latino di Gerusalemme ed ex direttore regionale di CNEWA-Pontificia Missione a Gerusalemme. Di questi istituti, cinque si trovano in Israele e 12 nei Territori palestinesi. Le rette scolastiche non bastano a coprire tutte le spese, perci\u00f2 il Patriarcato si fa carico della differenza. Inoltre, offre un sostegno economico aggiuntivo alle famiglie degli insegnanti e agli studenti in maggiore difficolt\u00e0. Lo scorso anno, in occasione del Giubileo, il Patriarcato ha cancellato 11 milioni di dollari di debiti accumulati per le rette scolastiche, nonostante il peso crescente degli impegni pastorali e degli interventi umanitari richiesti dall\u2019attuale crisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 stato per\u00f2 un gesto profondamente apprezzato in un momento in cui tante persone stavano soffrendo\u00bb, sottolinea El-Yousef.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante l\u2019elevata qualit\u00e0 dell\u2019offerta educativa, il crollo dell\u2019economia riduce drasticamente le prospettive occupazionali dei giovani diplomati e laureati. Secondo l\u2019Ufficio centrale palestinese di statistica, oltre il 25% dei palestinesi \u00e8 disoccupato; tra i laureati di et\u00e0 compresa tra i 19 e i 29 anni, il tasso sale al 37,5%.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019ottobre 2023, circa 120.000 palestinesi hanno perso i permessi che consentivano loro di lavorare in Israele e solo tra 10.000 e 20.000 li hanno successivamente riottenuti, spiega El-Yousef. Nel frattempo, il turismo, le piccole imprese e gli investimenti privati hanno subito un crollo progressivo. Le difficolt\u00e0 iniziate con le restrizioni imposte durante la pandemia di Covid-19 si sono aggravate negli anni successivi, privando interi settori economici di entrate stabili e lasciando molte famiglie senza una fonte di reddito sicura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il settore pubblico, compresi i dipendenti dell\u2019amministrazione, rappresenta circa il 28% della forza lavoro della Cisgiordania. Tuttavia, da diversi anni molti lavoratori non ricevono l\u2019intero stipendio a causa del mancato trasferimento, da parte di Israele, di entrate fiscali spettanti all\u2019Autorit\u00e0 Palestinese. Una crisi che si \u00e8 aggravata dopo l\u2019ottobre 2023.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abRicevono il 20% del loro salario, il 50% nei mesi migliori\u00bb, spiega El-Yousef.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per incoraggiare le famiglie a restare a Taybeh, il Patriarcato Latino ha creato un centinaio di posti di lavoro permanenti. Ha inoltre rilanciato un laboratorio di ceramica come progetto di inserimento lavorativo per le donne e ha messo a disposizione abitazioni a canoni agevolati per le famiglie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche CNEWA sostiene la permanenza della popolazione sul territorio. Il suo principale progetto, del valore di 94.000 dollari, offre supporto a un massimo di 35 famiglie di agricoltori attraverso la realizzazione di serre e la distribuzione di 700 piantine di ulivo e di alberi da frutto. L\u2019iniziativa garantisce inoltre opportunit\u00e0 di lavoro temporaneo ai residenti disoccupati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rodolf Saadeh, responsabile dei progetti dell\u2019ufficio di Gerusalemme di CNEWA-Pontificia Missione, spiega che l\u2019obiettivo di queste iniziative va oltre il semplice aiuto materiale e punta a costruire un rapporto di collaborazione duraturo con la comunit\u00e0 locale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abVogliamo proteggere la terra, ma anche sostenere le famiglie\u00bb, afferma. \u00abNon siamo presenti soltanto come finanziatori. Con padre Fawadleh e con la comunit\u00e0 condividiamo riflessioni, idee e progetti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi i cristiani palestinesi rappresentano appena l\u20191% della popolazione della Cisgiordania. Nonostante il loro numero esiguo, gestiscono 297 istituzioni cristiane, tra cui scuole, ospedali e servizi sociali. Secondo El-Yousef, queste realt\u00e0 assistono circa il 45% della societ\u00e0 palestinese, composta in maggioranza da musulmani. \u00abNon si tratta soltanto del calo della presenza cristiana\u00bb, sottolinea El-Yousef. \u00abLa vera posta in gioco \u00e8 la sopravvivenza di istituzioni che garantiscono istruzione, assistenza sanitaria e servizi sociali a tutta la popolazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"840\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_056H-WEB-840x1024.jpg\" alt=\"Un uomo seduto guarda fuori da una finestra.\" class=\"wp-image-3132\" srcset=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_056H-WEB-840x1024.jpg 840w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_056H-WEB-246x300.jpg 246w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_056H-WEB-768x936.jpg 768w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_056H-WEB-1260x1536.jpg 1260w, https:\/\/cnewa.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2026\/09\/hazboun202604_056H-WEB.jpg 1477w\" sizes=\"auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Roland Bassir ha dedicato vent\u2019anni alla sua attivit\u00e0 in Cisgiordania e teme di perdere tutto a causa delle violenze dei coloni. (Foto di Samar Hazboun)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste istituzioni continuano a esistere grazie a persone profondamente legate alla propria terra. Tra loro c\u2019\u00e8 Ramez Al Khoury, 38 anni, che nel 2019 \u00e8 tornato a Taybeh dagli Emirati Arabi Uniti per permettere ai suoi figli di crescere nella comunit\u00e0 cristiana e di mantenere vive le tradizioni locali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A febbraio, l\u2019esercito israeliano lo ha trattenuto per una settimana in seguito all\u2019accusa di aver aggredito alcuni coloni israeliani. Le autorit\u00e0 hanno poi accertato l\u2019infondatezza delle accuse e lo hanno rilasciato. Per un momento Al Khoury ha pensato di lasciare nuovamente Taybeh, ma alla fine ha scelto di restare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMi rende felice vedere mio figlio crescere qui\u00bb, racconta. \u00abA Taybeh siamo tutti parenti. E durante le festivit\u00e0 le celebrazioni hanno talvolta un\u2019intensit\u00e0 persino maggiore di quelle nella Basilica del Santo Sepolcro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, Al Khoury teme che la situazione stia diventando sempre pi\u00f9 insostenibile e avverte che \u00abmolte persone se ne andranno se le cose continueranno cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo lui, i cristiani che vivono all\u2019estero devono comprendere che \u00abnoi custodiamo la Terra Santa\u00bb e rispondere con un sostegno concreto \u00abattraverso i media e con aiuti umanitari, morali, psicologici ed economici, promuovendo progetti che aiutino le persone a rimanere salde nella propria terra\u00bb. \u00abLa nostra stessa presenza qui \u00e8 una forma di resistenza\u00bb, afferma. \u00abLa pace \u00e8 il messaggio di Cristo. Per questo restare qui \u00e8 di per s\u00e9 una testimonianza cristiana, perch\u00e9 le nostre radici affondano in questa terra\u00bb.<\/p>\n\n\n<div class=\"cnewa-connections\">\n  <div class=\"cnewa-connections-heading\">\n    <h2>L\u2019impegno di CNEWA<\/h2>\n  <\/div>\n  <div class=\"cnewa-connections-content\" style=\"background:#6B4D5E;color:#ffffff\">\n    <div>\n<p>CNEWA-Pontificia Missione collabora con gli abitanti di Taybeh e di altre comunit\u00e0 palestinesi della Cisgiordania per creare condizioni che permettano alle persone di continuare a vivere nella propria terra, nonostante l\u2019aumento degli attacchi dei coloni israeliani e l\u2019inasprimento delle restrizioni militari. Il suo sostegno contribuisce a mantenere attive istituzioni, attivit\u00e0 economiche e iniziative pastorali, aiutando le famiglie a restare radicate nelle loro comunit\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Standard\">\n<\/div>\n<div>\n<p>\u00abCon l\u2019escalation della violenza dei coloni e il susseguirsi degli attacchi, l\u2019area \u00e8 diventata un punto particolarmente critico\u00bb, afferma Rodolf Saadeh, responsabile dei progetti dell\u2019ufficio di Gerusalemme di CNEWA.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Per sostenere la missione di CNEWA-Pontificia Missione in Cisgiordania, visita la pagina per le <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/it\/dona-ora\/\">donazioni<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n  <\/div>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><em>Il seguente articolo \u00e8 stato tradotto dalla rivista ONE Magazine, lo puoi trovare in versione originale cliccando <a href=\"https:\/\/cnewa.org\/magazine\/trying-times-in-taybeh\/\">qui<\/a>.<\/em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ONE Magazine \u00e8 la rivista ufficiale della Catholic Near East Welfare Association (CNEWA), pubblicata regolarmente dal 1974. Attualmente disponibile solo in inglese e spagnolo, propone reportage e approfondimenti sulle comunit\u00e0 del Medio Oriente. Il presente articolo racconta la fede, il lavoro e la resilienza degli abitanti di Taybeh, l\u2019ultimo villaggio cristiano della Cisgiordania.<\/p>\n","protected":false},"author":70092,"featured_media":3131,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[10],"class_list":["post-3135","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-one-magazine"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v28.4 (Yoast SEO v28.4) - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-premium-wordpress\/ -->\n<title>Tempi difficili a Taybeh | CNEWA Italia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"A Taybeh, ultimo villaggio cristiano della Cisgiordania, fede e resilienza aiutano la comunit\u00e0 a resistere alla crisi.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, 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