Mentre la guerra continua a dilagare in tutto il Medio Oriente, compreso il Libano, a pagare il prezzo più alto sono gli innocenti. Uomini, donne e bambini che desiderano soltanto vivere in pace ha dichiarato l’Arcivescovo greco-cattolico melchita Georges Iskandar di Tiro.
In un messaggio inviato a OSV News il 2 marzo, l’Arcivescovo Iskandar ha raccontato che la regione si è svegliata nel cuore della notte «al suono di intensi raid aerei» condotti da Israele. Ha definito l’accaduto «un’improvvisa escalation che i civili non avevano previsto».
«Ciò che pesa di più sul cuore è che a pagare il prezzo sono le persone semplici e pacifiche», ha affermato l’Arcivescovo. «Famiglie nelle loro case, bambini, malati e anziani. Uomini e donne che restano estranei ai calcoli dei grandi conflitti e che non hanno alcuna responsabilità per questa spirale di violenza».
«In pochi istanti si sono ritrovate travolte da una tempesta che non avevano scelto, con nient’altro che la paura e la preghiera a sostenerle», ha aggiunto.
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco contro l’Iran. Nell’operazione è stato ucciso l’ayatollah Ali Khamenei, 86 anni, guida suprema del Paese. Poche ore dopo, miliziani di Hezbollah hanno lanciato missili e droni contro un avamposto militare israeliano a Haifa.
In risposta, Israele ha lanciato missili sul sud del Libano e ha ordinato l’evacuazione di decine di villaggi nel sud e nell’est del Paese. Provvedimento che ha costretto migliaia di persone a lasciare le proprie case. L’Arcivescovo Iskandar ha confermato a OSV News che i «rapidi avvisi israeliani» hanno imposto ai residenti di lasciare le proprie case in un lasso di tempo molto breve. Da allora Israele ha disposto l’evacuazione di 80 villaggi nel sud del Libano. Nel frattempo, diverse fonti riferiscono che le Forze di difesa israeliane sono entrate in territorio libanese e hanno preso il controllo di alcune aree.
«Nel giro di pochi minuti le strade si sono riempite di veicoli e il traffico si è bloccato per lunghe ore», ha raccontato. «Famiglie con bambini e anziani sono rimaste ferme lungo le strade, senza sapere dove andare, portando con sé solo ciò che sono riuscite a raccogliere in fretta, lasciando case, ricordi e mezzi di sostentamento».
«È stata una scena dolorosa», ha affermato l’Arcivescovo. «Civili disarmati in fuga dal pericolo, non perché coinvolti in un conflitto, ma perché il luogo in cui vivono si è trasformato all’improvviso in un teatro di scontro».
Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha condannato l’attacco di Hezbollah, definendo «irresponsabile e sospetto» il lancio di razzi dal sud del Libano.
«Questo mette a rischio la sicurezza e la stabilità del Libano e offre a Israele pretesti per continuare le sue aggressioni contro il Paese», ha scritto su X il 2 marzo.
L’Arcivescovo Iskandar ha dichiarato a OSV News che l’arcieparchia greco‑cattolica melchita di Tiro ha aperto le proprie porte alle famiglie cristiane in cerca di rifugio. «La Chiesa, ha spiegato, è una casa aperta per ogni persona che soffre».
«Sacerdoti, volontari e membri della comunità locale hanno organizzato subito gli spazi e le risorse disponibili», ha dichiarato l’Arcivescovo. «Hanno cercato di far sentire ogni persona accolta come a casa propria, sostenuta dalla preghiera e dalla carità della comunità ecclesiale».
Questo gesto di «solidarietà spontanea», ha aggiunto, mostra il «vero volto del Libano. Un popolo che resta accanto agli innocenti che all’improvviso si sono ritrovati in preda alla paura e costretti a lasciare le proprie case».
Senza citare esplicitamente Hezbollah, ha richiamato la posizione del governo libanese. Ha ricordato che la decisione sulla guerra e sulla pace spetta esclusivamente allo Stato. Chi agisce diversamente, ha affermato, si pone fuori dalla legge e contro la volontà del popolo libanese, che «desidera stabilità e pace».
Il conflitto continua a imporre un pesante «fardello psicologico e spirituale» alla popolazione del Libano, ormai «stremata» da anni di guerra e violenza.

«Temono per i loro figli e per il loro futuro. Desiderano una vita semplice e normale: che un bambino possa andare a scuola senza paura, che un anziano possa dormire tranquillo nella propria casa, che un padre e una madre possano lavorare con dignità per guadagnarsi il pane quotidiano», ha detto. «È un diritto fondamentale di ogni persona innocente, al di là del rumore delle armi e dei calcoli politici».
L’Arcivescovo ha spiegato che la sua preoccupazione principale resta quella di stare accanto agli innocenti, «ascoltare la loro sofferenza, pregare con loro e ricordare che la loro dignità è custodita agli occhi di Dio, e che la speranza cristiana non si fonda sugli equilibri di potere ma sulla fede nel Signore della storia, che vuole la pace per il suo popolo».
«Vi ringrazio ancora per l’attenzione verso la sofferenza e la resilienza del nostro popolo», ha detto l’Arcivescovo Iskandar a OSV News. «E vi chiedo con umiltà di pregare per la protezione degli innocenti, per la fine di ogni violenza e per il dono di una pace giusta e duratura per la nostra regione e per tutto il Libano».