L’Associazione cattolica per il benessere del Vicino Oriente ha deciso di intervenire subito con un primo stanziamento di 100.000 dollari per rispondere alla mancanza di cibo che colpisce le aree più fragili del Paese, oggi alle prese con una grave crisi umanitaria.
Argaw Fantu, direttore regionale di CNEWA in Etiopia, segnala che all’inizio di quest’anno oltre 10 milioni di persone — più degli abitanti complessivi di Lombardia e Veneto messi insieme — rischiano di vivere livelli elevati di insicurezza alimentare acuta.
Nel suo rapporto, Fantu fa riferimento agli indicatori della Integrated Food Security Phase Classification Global Partners — in italiano “Classificazione integrata delle fasi della sicurezza alimentare”, il sistema usato a livello internazionale per definire la gravità delle crisi alimentari. I dati parlano chiaro: fino al 15% della popolazione etiope vive in condizioni di crisi o emergenza. La crisi comporta alti livelli di malnutrizione. L’emergenza, invece, indica «la necessità di agire subito per salvare vite e mezzi di sussistenza prima che si arrivi alla carestia».
Il conflitto in corso e l’insicurezza nel Paese alimentano la crisi. Costringono le persone a spostarsi e ostacolano le attività agricole. Le siccità tra il 2020 e il 2023 colpiscono ancora alcune aree. Inoltre, piogge irregolari «provocano perdite dei raccolti e la morte del bestiame», ha detto.
Anche l’economia aggrava la crisi. Da luglio 2024 la valuta etiope ha perso oltre il 60% del suo valore, rendendo sempre più difficile per le famiglie acquistare beni essenziali. A questo si aggiunge il taglio dei finanziamenti da parte di governi stranieri, in particolare di USAID, che mette in difficoltà organizzazioni come il Programma Alimentare Mondiale.
I più vulnerabili pagano il prezzo più alto. Tra loro ci sono oltre un milione di rifugiati provenienti da Somalia, Sud Sudan e Sudan. Si aggiungono più di 1,9 milioni di sfollati interni che vivono in campi sovraffollati e con accesso limitato ai servizi di base, sottolinea Fantu.
CNEWA in Etiopia non dispone dei mezzi per coprire interventi umanitari su larga scala. Tuttavia, l’associazione continua a fare la differenza sul territorio. Collabora con scuole e parrocchie nelle regioni del Tigray, Amhara ed Etiopia centrale e porta avanti iniziative concrete contro l’insicurezza alimentare. Nel 2025 ha già sostenuto più di 6.700 madri e bambini malnutriti grazie alla rete di strutture sanitarie della Chiesa.
Oggi, però, la portata dell’emergenza richiede uno sforzo comune. Sostenere la campagna di CNEWA significa contribuire a salvare vite e offrire un futuro più dignitoso a migliaia di famiglie.
Per sostenere la campagna di CNEWA contro la fame in Etiopia, clicca qui.