CITTÀ DEL VATICANO (CNS) — «Bisogna sempre nuovamente leggere il Vangelo»: molti cristiani hanno perso di vista che fede e amore per i poveri sono inseparabili, ha affermato papa Leone XIV nel suo primo importante documento pontificio.
«L’amore a coloro che sono poveri – in qualunque forma si manifesti tale povertà – è la garanzia evangelica di una Chiesa fedele al cuore di Dio», scrive il Papa in «Dilexi Te» («Ti ho amato»). Si tratta di un’esortazione apostolica rivolta a tutti i cristiani «sull’amore verso i poveri».
Papa Leone ha scelto di firmare il documento il 4 ottobre, nella festa di san Francesco d’Assisi, e il Vaticano ne ha diffuso il testo il 9 ottobre.
Il documento prende avvio da un lavoro iniziato da Papa Francesco, racconta Papa Leone. Il nuovo Pontefice lo ha poi ampliato e ha deciso di pubblicarlo all’inizio del suo pontificato perché «tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri».
Questo legame non è una novità recente e non nasce oggi. Già nelle Scritture si «manifesta con così viva intensità l’amore di Dio attraverso la protezione dei deboli e dei meno abbienti, al punto che si potrebbe parlare di una sorta di “debolezza” di Dio nei loro confronti».
«Sono convinto che la scelta prioritaria per i poveri genera un rinnovamento straordinario sia nella Chiesa che nella società», scrive Papa Leone, «quando siamo capaci di liberarci dall’autoreferenzialità e riusciamo ad ascoltare il loro grido».
Fin dall’inizio del suo pontificato, lo scorso maggio, il Papa ha denunciato il divario crescente tra ricchi e poveri e ha ricordato che «doppiamente povere sono le donne», spesso prive di diritti e con minori possibilità di difesa.
Papa Leone ha poi ribadito, richiamando un insegnamento presente nella Chiesa almeno dagli anni Sessanta, che esistono «strutture di peccato» capaci di mantenere i poveri nella povertà e di spingere chi dispone di risorse sufficienti a ignorarli o a sentirsi superiore.
Quando la Chiesa parla dell’opzione preferenziale di Dio per i poveri, ha spiegato, non intende escludere o discriminare gli altri, cosa «che in Dio sarebbe impossibile».
Questa espressione, ha spiegato, serve a mettere in luce l’agire di Dio «che si muove a compassione verso la povertà e la debolezza dell’umanità intera».
«Volendo inaugurare un Regno di giustizia, di fraternità e di solidarietà», il Papa ha ricordato che Dio «ha particolarmente a cuore coloro che sono discriminati e oppressi» e chiede a noi, la sua Chiesa «una decisa e radicale scelta di campo a favore dei più deboli».
Questa scelta, ha spiegato, deve comprendere l’accompagnamento pastorale e spirituale, insieme all’educazione, alla sanità, alla formazione al lavoro e alla carità — ambiti in cui la Chiesa opera da secoli.
Il documento dedica una sezione specifica ai migranti. Il Papa scrive: «la Chiesa ha sempre riconosciuto nei migranti una presenza viva del Signore che, nel giorno del giudizio, dirà a quelli che sono alla sua destra: “Ero straniero e mi avete accolto”».
La citazione proviene dal Vangelo di Matteo (25,35) e fa parte del brano sul «Giudizio Finale», nel quale Gesù afferma che i suoi discepoli saranno giudicati da come si saranno presi cura dei poveri, dei malati, dei carcerati e degli stranieri.
«La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano» alla ricerca di una vita più sicura, scrive Papa Leone.
«Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti», prosegue. «Sa che il suo annuncio del Vangelo è credibile solo quando si traduce in gesti di vicinanza e accoglienza».
La Chiesa «sa – ha aggiunto – che in ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alle porte della comunità».
Nella sua esortazione, Papa Leone richiama numerosi riferimenti biblici sul dovere di amare e prendersi cura dei poveri e cita santi e ordini religiosi che, nel corso della storia, hanno scelto di vivere accanto ai più poveri e di sostenerli.
Una sezione del documento si concentra sui «Padri della Chiesa», i primi teologi, che — spiega — «riconoscevano nei poveri una via privilegiata di accesso a Dio, un modo speciale per incontrarlo. La carità verso i bisognosi non era intesa come una semplice virtù morale, ma come espressione concreta della fede nel Verbo incarnato», cioè Gesù.
Naturalmente, per Papa Leone, che è agostiniano, non poteva mancare Sant’Agostino d’Ippona. Il Pontefice scrive che il santo, «Dottore della Grazia», vedeva nella cura dei poveri una prova concreta della sincerità della fede. Per Sant’Agostino, «chi dice di amare Dio e non ha compassione per i bisognosi mente».
E mentre il Papa scrive che «l’aiuto più importante per una persona povera è aiutarla ad avere un buon lavoro», insiste anche sul fatto che, quando questo non è possibile, fare l’elemosina a chi chiede aiuto resta un gesto di autentica compassione.
«E sempre sarà meglio fare qualcosa che non fare niente», ha scritto Papa Leone.
Tuttavia, ha aggiunto, i cristiani non possono restare a guardare mentre il sistema economico globale penalizza i poveri e arricchisce sempre di più pochi privilegiati. «È pertanto doveroso continuare a denunciare la “dittatura di un’economia che uccide”», ha detto, riprendendo un’espressione di Papa Francesco.
«O riconquistiamo la nostra dignità morale e spirituale o cadiamo come in un pozzo di sporcizia».
«Una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno».