CNEWA Italia

Tra aperture e chiusure: l’istruzione nel Libano in guerra

Le scuole cattoliche del Libano cercano di ridurre l’impatto della guerra sull’istruzione dei bambini.

A giugno, nel piccolo villaggio di Jabbouleh, nella Valle della Bekaa, in Libano, una classe di bambini di sette anni si è esibita nel tradizionale saggio di fine anno. In fila, eleganti con camicie, cravatte e gonne, hanno applaudito e cantato canzoni dedicate alle quattro stagioni, festeggiando la fine di un anno scolastico segnato da sfide particolarmente dure.

Il 2 marzo scorso il conflitto tra Israele e Hezbollah è tornato a intensificarsi. Il Ministero dell’Istruzione ha immediatamente ordinato la chiusura delle scuole per una settimana. Alla riapertura, tuttavia, le lezioni sono riprese con tempi e modalità differenti nelle varie aree del Paese.

Secondo l’UNICEF, oltre 400 scuole pubbliche in tutto il Libano sono state trasformate in rifugi per gli 1,2 milioni di persone sfollate dalle aree più colpite dal conflitto, tra cui il Libano meridionale, la Valle della Bekaa e la periferia sud di Beirut. Altre 300 scuole pubbliche situate in queste stesse zone sono state chiuse per motivi di sicurezza.

«Abbiamo trovato il coraggio di riaprire», racconta madre Jocelyne Jomaa, della Congregazione di Nostra Signora del Buon Servizio, una comunità melchita greco-cattolica femminile impegnata nell’assistenza ai bambini e alle case religiose. Madre Jocelyne dirige la scuola dell’Arcieparchia di Baalbek a Jabbouleh.

«La didattica a distanza serve a ben poco, perché la connessione internet è molto debole», spiega, ricordando quanto accaduto durante la prima escalation del conflitto nell’autunno del 2024.

Un ragazzo in un’aula scolastica.
Youssef Bazzal, studente della scuola arcieparchiale di Jabbouleh, sogna di diventare medico. Lui e la sua famiglia vivono da sfollati da quando i bombardamenti hanno distrutto la loro casa. (Foto di Raghida Skaff)

«Abbiamo creato un clima di sicurezza e di serenità, perché i nostri alunni avevano un bisogno profondo di allontanarsi dall’angoscia e dalla tristezza», racconta madre Jocelyne a proposito della riapertura della scuola.

Il 9 luglio, il Ministero della Salute Pubblica libanese ha riferito che gli attacchi israeliani avevano provocato oltre 4.300 morti e più di 12.000 feriti. Secondo L’Orient Today, circa mezzo milione di persone risultava ancora sfollato a causa della perdurante presenza militare israeliana o delle evacuazioni forzate imposte su un’area di oltre 2.000 chilometri quadrati del Libano, pari a circa il 19% del territorio nazionale.

Farah Nazha, madre di quattro figli, il cui figlio Ali aveva partecipato al saggio scolastico, racconta: «Finché mio figlio è a scuola, so che è al sicuro. L’unica mia paura era che lo scuolabus potesse essere colpito da un bombardamento aereo».

Gli edifici devastati dai bombardamenti lungo la strada che porta al villaggio confermavano che le sue paure erano più che fondate.

La scuola accoglie 805 studenti, in gran parte sciiti e sunniti provenienti dai villaggi vicini.

«Ho paura, e soffro per le persone costrette a lasciare le loro case. Dobbiamo aiutarle e restare uniti», dice Youssef Bazzal, uno studente sciita musulmano di 14 anni che sogna di diventare medico.

Lui e la sua famiglia hanno perso tutto quando, durante l’escalation del conflitto nel 2024, un bombardamento ha distrutto la loro casa. Erano tra le 850 persone accolte nella scuola in quel periodo, quando le suore avevano trasformato l’istituto in un rifugio temporaneo per gli sfollati.

Dal 2023, numerosi osservatori denunciano che l’esercito israeliano non prende di mira soltanto membri di Hezbollah, ma colpisce anche i civili. Gli attacchi hanno costretto intere famiglie a lasciare le proprie case, molte delle quali appartenenti alla comunità sciita. Per questo, molti proprietari di immobili e diversi responsabili locali hanno rifiutato di accogliere gli sfollati sciiti, temendo che la loro sola presenza potesse trasformare anche loro in obiettivi degli attacchi israeliani.

«Dobbiamo agire con prudenza», afferma madre Jocelyne, descrivendo il clima in cui lei e le altre religiose continuano a prestare aiuto a tutti, senza distinzioni. «La forza di Dio ci protegge».

Padre Youssef Nasr, segretario generale delle scuole cattoliche del Libano, sottolinea che la guerra ha infranto le speranze di vivere un «anno scolastico normale» e di assistere a una ripresa dell’economia del Paese.

Una donna taglia delle verdure su un banco di scuola.
Un’aula della Hariri High School di Beirut si è trasformata in cucina e soggiorno per una famiglia sfollata. Tutte le aule ospitano persone costrette a lasciare le proprie case nel Libano meridionale o nella periferia sud di Beirut. (Foto di Raghida Skaff)

In tutto il Libano, 320 scuole cattoliche garantiscono l’istruzione a circa 175.000 studenti. All’inizio di giugno, padre Nasr spiegava che il 90% degli istituti aveva ripreso le lezioni, in presenza oppure online, a seconda della distanza dalle zone colpite dai bombardamenti.

A Mashghara, a circa 110 chilometri a sud di Jabbouleh, nella Valle della Bekaa, le Suore dei Sacri Cuori di Gesù e Maria hanno potuto continuare l’attività didattica soltanto a distanza. Il 2 marzo, l’onda d’urto di un attacco aereo israeliano ha infatti mandato in frantumi porte e finestre della scuola.

La direttrice dell’istituto, suor Colette Moghabghab, S.S.C.C., sottolinea però che la didattica online presenta molte difficoltà, soprattutto per gli alunni più piccoli. A complicare ulteriormente la situazione contribuiscono i bombardamenti quasi quotidiani, che rendono ancora più difficile seguire le lezioni con regolarità.

«Oggi siamo senza elettricità… Ieri gli israeliani hanno bombardato i tralicci della rete elettrica», raccontava suor Colette il 1° giugno. Aveva tentato di riaprire la scuola il 16 aprile, dopo l’annuncio di una tregua aerea di dieci giorni.

«Ho potuto rivedere i miei amici e i miei insegnanti», ricorda Charbel Ibrahim, studente di 15 anni. La tregua, però, non è mai entrata pienamente in vigore e, appena due giorni dopo, nuovi bombardamenti israeliani hanno costretto la scuola a chiudere ancora una volta.

Secondo Charbel, la didattica a distanza ha avuto «conseguenze negative» sul suo percorso scolastico. «È difficile capire materie come chimica e fisica attraverso uno schermo», spiega.

Come gran parte dei 25.000 abitanti della città, anche lui e la sua famiglia hanno dovuto abbandonare la propria casa a causa della guerra. Alla fine di marzo, un raid aereo ha distrutto la loro abitazione. Charbel racconta che gli mancano la sua camera, il computer portatile e la PlayStation.

«Più di cento unità abitative hanno subito danni; cinquanta sono state completamente distrutte», afferma Iskandar Barakeh, presidente del municipio.

La cittadina dispone di due scuole pubbliche, dell’istituto gestito dalle Suore dei Sacri Cuori di Gesù e Maria e di una scuola privata legata a Hezbollah.

Due ragazze condividono un computer portatile in un’aula scolastica.
Due studentesse della scuola arcieparchiale di Jabbouleh seguono le lezioni utilizzando un computer in aula. (Foto di Raghida Skaff)

I bambini di tutto il Libano «hanno vissuto sei anni di istruzione segnati da continue interruzioni», spiega Ramzi Kaiss, ricercatore libanese di Human Rights Watch. Le cause sono molteplici. Kaiss cita «la situazione sociale seguita alla rivolta del 2019, la pandemia di Covid-19, la crisi economica che ha provocato scioperi degli insegnanti e, più recentemente, le ostilità armate».

La fragile situazione in Libano significa che «non vi è alcuna garanzia che l’accesso all’istruzione possa tornare ai livelli precedenti al 2019», ha dichiarato. Molte scuole, ha aggiunto, sono state «danneggiate o distrutte» durante l’occupazione israeliana.

Secondo Kaiss, la fragilità del contesto libanese non offre alcuna garanzia che l’accesso all’istruzione possa tornare ai livelli precedenti al 2019. Molte scuole, aggiunge, hanno subito danni o sono state distrutte durante l’occupazione israeliana.

Padre Nasr riferisce che nel sud del Paese l’esercito israeliano ha distrutto almeno due scuole cattoliche e ne ha gravemente danneggiate altre sette.

La guerra ha aggravato ulteriormente le difficoltà economiche che già pesavano sulle scuole cattoliche. A Jabbouleh, spiega madre Jocelyne, solo 200 famiglie riescono a sostenere il costo della retta scolastica.

Tra il 2023 e il 2025, CNEWA-Pontificia Missione ha destinato 10.000 dollari alla scuola delle religiose di Mashghara, che si trovava ad affrontare le stesse difficoltà, e ha stanziato altri 115.000 dollari per sostenere altre sei scuole colpite da problemi analoghi.

La riapertura delle scuole libanesi dopo la pausa estiva resta incerta. A determinarla saranno l’estensione dell’occupazione israeliana nel Libano meridionale, l’esito dei negoziati tra Libano e Israele sotto l’egida degli Stati Uniti e gli sviluppi del conflitto che coinvolge Israele, gli Stati Uniti e l’Iran. Decisiva sarà anche la capacità degli istituti di reperire i fondi necessari per effettuare le riparazioni.

Per sostenere la risposta della Chiesa alle crisi in Medio Oriente e in altre parti del mondo clicca qui.

Laure Delacloche è giornalista in Libano. I suoi lavori sono stati pubblicati dalla BBC e da Al Jazeera.

Correlati:

Post recenti

Scopri chi siamo e resta aggiornato sull'impatto del tuo supporto.

Nous constatons que votre préférence linguistique est le français.
Voudriez-vous être redirigé sur notre site de langue française?

Oui! Je veux y accéder.

Hemos notado que su idioma preferido es español. ¿Le gustaría ver la página de Asociación Católica para el Bienestar del Cercano Oriente en español?

Vee página en español

Condividi