In una piacevole mattina piovigginosa di agosto, un gruppo di pellegrini si preparava a salire lungo il ripido sentiero che conduce a Nadukani Kurisumala, o Monte San Tommaso, noto luogo di pellegrinaggio nell’India meridionale. La stagione dei monsoni non aveva ancora lasciato del tutto il Kerala, ma aveva ormai perso la sua forza, regalando un clima fresco, ventoso e avvolto dalla nebbia.
Lungo il percorso non si vedeva nemmeno una bottiglia di plastica o una confezione di patatine abbandonata. A guidare il gruppo c’era padre Robin Padinjarekuttu, parroco della chiesa siro-malabarese di San Tommaso a Nadukani. Con lui camminavano i volontari della parrocchia Christo Jojo, momentaneamente lontano dal suo lavoro nel settore marittimo, e Steve Jase John, studente in vacanza dalle lezioni.
«Da tempo portiamo avanti campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono dei rifiuti», ha spiegato padre Padinjarekuttu. «Era un problema enorme e continua a esserlo, soprattutto perché migliaia di turisti provenienti dal Kerala e da altre regioni dell’India non prestano attenzione all’ambiente che li circonda».
La parrocchia di Nadukani appartiene all’eparchia siro-malabarese di Kothamangalam. Quest’anno, una settimana dopo Pasqua, volontari provenienti da 12 parrocchie hanno percorso il sentiero fino alla collina per raccogliere i rifiuti lasciati dai turisti che avevano visitato la zona durante le festività pasquali.
«Erano davvero tantissimi», ha raccontato padre Padinjarekuttu. «Ogni anno, nonostante i nostri sforzi, c’è ancora chi non presta attenzione e abbandona i rifiuti. Ma da quando, dopo il Covid, abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione, le cose sono decisamente migliorate».

In Kerala, l’abbandono dei rifiuti e l’accumulo di plastica rappresentano un grave problema ambientale. Sebbene lo Stato abbia vietato la plastica monouso nel 2020, anticipando il resto dell’India, i dati governativi mostrano che oggetti vietati come cannucce, sacchetti di plastica, contenitori per alimenti, imballaggi e bottiglie d’acqua o di bibite continuano a costituire quasi la metà dei rifiuti plastici presenti in Kerala.
«Il problema ha raggiunto dimensioni tali che persino in località turistiche tranquille come Kothamangalam gli impianti di raccolta e riciclo non riescono a gestire l’enorme quantità di rifiuti», ha osservato padre Padinjarekuttu.
Nell’ambito della cura del creato, la Chiesa ha intensificato il proprio impegno per aiutare le autorità locali ad affrontare questa emergenza. I sacerdoti sensibilizzano i fedeli sull’importanza di mantenere puliti gli spazi comuni e sui rischi legati all’uso della plastica. L’obiettivo è tradurre questa sensibilizzazione anche in piccoli gesti concreti nella vita quotidiana e nelle attività rivolte ai visitatori.
Un esempio è quello di una famiglia cristiana che, durante la stagione turistica, da ottobre a marzo, vende limonata agli escursionisti.
«Li incoraggiamo a servire la limonata in bicchieri riutilizzabili invece che in quelli monouso, di carta o di plastica», ha spiegato padre Robin. «Può sembrare un gesto di poco conto, ma basta guardare quanti rifiuti evita ogni giorno per capire come anche le azioni più piccole possano fare la differenza nel quadro generale».
La Chiesa promuove anche cimiteri liberi dalla plastica. Fiori artificiali, corone e decorazioni in plastica provocano infatti forme di inquinamento nelle aree di sepoltura. Nel cimitero della chiesa di San Tommaso, la parrocchia invita i fedeli a non utilizzare fiori o corone di plastica per adornare le tombe.
«Durante la stagione dei monsoni, fiori e corone di plastica possono finire nei canali e nei fiumi della zona e, alla fine, raggiungere il mare. Questo crea gravi problemi alla fauna marina», ha spiegato padre Padinjarekuttu.
«Incoraggiamo pratiche funerarie più sostenibili e invitiamo le persone a visitare le tombe senza lasciare decorazioni in plastica», ha aggiunto. Secondo il sacerdote, la Chiesa considera la cura del creato una responsabilità fondamentale nei confronti dell’ambiente e delle future generazioni. Per questo motivo, l’eparchia di Kothamangalam ha chiesto a tutte le sue parrocchie di adottare pratiche rispettose dell’ambiente.

Il fiume Periyar attraversa Kothamangalam e, lungo il suo corso, leviga naturalmente rocce e ciottoli.
«La Chiesa incoraggia l’utilizzo di queste pietre e di questi ciottoli nelle grotte dedicate alla devozione», ha spiegato padre Padinjarekuttu. «Oltre a essere gradevoli dal punto di vista estetico, rappresentano una soluzione sostenibile e rispettosa dell’ambiente».
In Kerala, le grotte devozionali costituiscono una presenza molto diffusa e attirano numerosi visitatori.
«La maggior parte delle grotte devozionali, soprattutto nelle chiese cattoliche del Kerala, è dedicata alla Beata Vergine Maria», ha spiegato padre Padinjarekuttu. «Le grotte che sorgono lungo le strade attirano viaggiatori e pellegrini. Per questo la Chiesa ci incoraggia a utilizzare rocce naturali invece di strutture realizzate in cemento».
Kothamangalam, città di circa 38.000 abitanti situata ai piedi della catena montuosa dei Ghati Occidentali, è rimasta in gran parte al riparo dagli effetti dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione. La sua economia si basa soprattutto sul turismo nazionale e internazionale.
«La nostra reputazione dipende da ciò che i visitatori vedono quando arrivano qui», ha affermato padre Padinjarekuttu. «Vogliamo che ripartano con il ricordo di un luogo pulito e verde, dove il fiume scorre tranquillo, le persone sono accoglienti e non c’è traccia di rifiuti abbandonati».