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Lettera dall’Etiopia

ONE Magazine è la rivista ufficiale della Catholic Near East Welfare Association (CNEWA), pubblicata regolarmente dal 1974. Attualmente, i contenuti sono disponibili solo in inglese e spagnolo. Il presente articolo racconta come, nelle aree più colpite dalla fame e dai conflitti in Etiopia, la Chiesa continui a restare accanto alla popolazione quando tutti gli altri se ne sono andati.

Nonostante la forte crescita economica registrata negli ultimi anni, l’Etiopia continua ad affrontare gravi esigenze umanitarie. L’insicurezza alimentare raggiunge livelli allarmanti a causa dei conflitti interni su base etnica e delle pressioni geopolitiche provenienti dall’esterno.

A giugno, il Programma Alimentare Mondiale ha riferito che «il conflitto è diventato una delle principali cause della fame e della malnutrizione in Etiopia» e che «ha compromesso gravemente l’agricoltura, gli scambi commerciali e l’accesso degli aiuti umanitari, lasciando milioni di persone senza fonti di cibo affidabili. I combattimenti hanno costretto intere comunità a fuggire e hanno distrutto raccolti e infrastrutture».

A chi legge queste notizie da lontano, la situazione potrebbe sembrare poco rilevante. Oppure, semplicemente, le notizie dall’Etiopia non ricevono sufficiente attenzione per sensibilizzare la comunità internazionale. Ma per chi vive sul posto e si confronta ogni giorno con questa realtà, la crisi è molto più grave e dolorosa di quanto qualsiasi articolo possa raccontare.

Per chi è sul campo, la lotta quotidiana per la sopravvivenza non è un concetto astratto, ma una realtà concreta.

La Chiesa cattolica in Etiopia condivide ogni giorno le difficoltà e le sofferenze di quanti bussano alle porte delle sue istituzioni in cerca di aiuto. Quando penso alle religiose e ai sacerdoti che operano in contesti simili, resto colpito dalla fermezza della loro dedizione e dall’impegno di una vita trascorsa accanto a chi soffre.

Essi rinnegano davvero se stessi e portano ogni giorno la loro croce, per tutta la vita (cfr. Mt 16,24).

In qualità di direttore dell’ufficio regionale di CNEWA in Etiopia, ho il privilegio di visitare villaggi remoti dove la Chiesa resta accanto a chi soffre. È un privilegio poter stare vicino a religiose e membri del clero che dedicano la propria vita, senza riserve, al servizio dei più bisognosi. Attraverso queste visite, ho imparato davvero che cosa significhi essere Chiesa.

Quando vengo a conoscenza di situazioni di sofferenza in diverse aree del Paese, chiamo subito le religiose e i sacerdoti che operano sul posto per sapere cosa sta accadendo. E quando le difficoltà diventano più gravi, questi servitori della Chiesa chiamano il mio ufficio o si presentano alla mia porta senza preavviso. Quanto è doloroso ascoltare le loro storie! Quanto è doloroso sapere che, per la mancanza di risorse economiche, non riescono a rispondere ai bisogni di chi soffre!

Mons. Peter I. Vaccari, presidente di CNEWA, mi ha chiesto di redigere un aggiornamento sulla situazione di insicurezza alimentare che sta vivendo oggi l’Etiopia. Il mio rapporto ha portato al lancio, nel mese di maggio, di una campagna di emergenza e allo stanziamento di fondi per i primi interventi, a partire da 100.000 dollari, con l’obiettivo di sostenere la Chiesa nelle aree più remote e condividere il peso delle emergenze che deve affrontare, offrendo una speranza di sopravvivenza alle persone che non hanno cibo a sufficienza.

Ho considerato un privilegio poter rispondere, a nome di CNEWA, ai bisogni urgenti di almeno tre località dell’Etiopia settentrionale colpite dai conflitti, dalla siccità e dalle difficoltà economiche. 

Questi servitori della Chiesa, che hanno scelto di rimanere accanto a chi soffre e di vivere in mezzo a loro quando tutti gli altri se ne sono andati, sono il volto concreto della Chiesa.

La Chiesa è ben radicata in queste aree e da oltre 50 anni offre servizi educativi e sanitari. Tuttavia, la crisi alimentare provocata da guerre improvvise e conflitti etnici, dagli sfollamenti, dagli shock climatici e dalle difficoltà economiche ha rallentato e compromesso i percorsi di sviluppo promossi dalla Chiesa.

Non appena, a maggio, sono stati assicurati i fondi di emergenza, le religiose presenti nelle diverse località hanno individuato in tempi rapidissimi le famiglie maggiormente colpite, acquistato generi alimentari e altri beni di prima necessità e organizzato la distribuzione degli aiuti.

Mi hanno invitato a partecipare alla distribuzione e ad ascoltare le storie di queste famiglie. Erano storie che spezzavano il cuore.

Un uomo consegna un sacco di riso e una tanica d’olio a una donna lungo una strada.
Argaw Fantu, a sinistra, e suor Dinknesh Getachew, al centro, partecipano alla distribuzione di aiuti alimentari a Mendida, a nord di Addis Abeba. (Foto di CNEWA Etiopia)

A Mendida, suor Dinknesh Getachew mi ha raccontato la storia di una madre di tre figli, tra cui un bambino di appena cinque mesi, che per diverse sere si è ritrovata senza cibo in casa e senza nessuno a cui chiedere aiuto.

«Mi sono affrettata a raggiungere questa povera donna, ho bussato alla porta e le ho chiesto di aprire», ha raccontato suor Dinknesh. «Dall’interno mi ha risposto: “Chi è? Sei venuta a uccidere me e il mio bambino?”».

Con le lacrime agli occhi, suor Dinknesh ha risposto: «Sono una suora. Ti prego, apri la porta. Vieni alla nostra clinica: abbiamo del cibo per te». Una storia che tocca profondamente il cuore.

Il Medium Clinic di Mendida offre attualmente diversi servizi: ogni giorno fornisce cibo a 80 bambini malnutriti, garantisce cure mediche ai malati e organizza distribuzioni di generi alimentari d’emergenza per le persone più gravemente colpite dalla crisi. Grazie al sostegno di CNEWA, oltre 1.750 persone potranno beneficiare di questi interventi.

Ad Arbaba, il cistercense padre Tamiru Adugna ha collaborato con le suore nell’individuazione delle famiglie più bisognose e nella distribuzione degli aiuti alimentari. Tra queste c’è una vedova con cinque figli, oggi sfollata e senza alcuna fonte di reddito, ormai ridotta alla fame. Il marito, unico sostegno economico della famiglia, è morto durante i due anni di guerra nel Tigray. Il sostegno delle Figlie di Sant’Anna le ha restituito la speranza di poter andare avanti per i prossimi tre mesi. Grazie a questo aiuto, le suore stanno assistendo 30 famiglie particolarmente colpite dalla crisi.

«Tuttavia, mi rendo conto che le necessità sono ben maggiori del previsto e che il peso delle richieste di aiuti alimentari è ricaduto sulle spalle delle suore».

A Edaga Hamus, dove durante la guerra del Tigrè i militari hanno occupato gli edifici della scuola e del centro sanitario gestiti dalle suore, 400 famiglie guidate da donne beneficiano del programma di distribuzione alimentare d’emergenza. Quasi tutte le beneficiarie sono giovani madri che portano ancora le ferite del conflitto e che oggi devono affrontare una grave carenza di cibo.

Durante queste visite, mi si è affacciato alla mente un pensiero doloroso: «Argaw, tu sei qui oggi per una breve visita; le religiose, invece, ogni giorno condividono la vita delle persone che soffrono, spesso con risorse minime o, a volte, senza alcuna risorsa. Sono lì, sempre, nei momenti belli e in quelli difficili. Non abbandonano queste persone».

È un pensiero difficile da accettare. E allora nasce una domanda: come possiamo essere più vicini a queste religiose e ai sacerdoti che incontrano chi soffre e ne condividono la sofferenza? Questi servitori della Chiesa, che hanno scelto di rimanere accanto a chi soffre e di vivere in mezzo a loro quando tutti gli altri se ne sono andati, sono il volto concreto della Chiesa.

La prima risposta di emergenza di CNEWA sul fronte alimentare era destinata a raggiungere 6.180 persone. Secondo un aggiornamento del Programma alimentare mondiale (PAM) pubblicato a giugno, «oltre 10 milioni di persone in Etiopia stanno affrontando una grave carenza di cibo».

Le mie recenti visite testimoniano sil numero crescente di persone che vivono nella sofferenza. Grazie alla generosità di amici e donatori, potremo rispondere a molteplici necessità, aiutando anche la Chiesa a rimanere fedele alla sua missione: essere accanto a chi soffre e condividere la vita di chi soffre.

Perché, alla fine, come ci ricorda il Vangelo, Dio ci chiederà: «Che cosa hai fatto quando ero affamato?».

L’impegno di CNEWA

A maggio, CNEWA ha stanziato un primo contributo di 100.000 dollari per gli aiuti di emergenza in Etiopia, dove oltre 10 milioni di persone sono esposte a livelli elevati di malnutrizione acuta o necessitano di interventi immediati per salvare la vita.

A Mendida, un programma di assistenza alimentare e cure mediche per i bambini, promosso dalla Chiesa, dovrebbe raggiungere oltre 1.750 persone. A Gondar, 30 famiglie, per un totale di 150 persone, ricevono ogni mese aiuti alimentari. A Edaga Hamus, un progetto di emergenza dedicato alla nutrizione e all’assistenza alla maternità sta sostenendo altre 1.750 persone.

Per aiutare CNEWA ad ampliare il programma di assistenza alimentare a favore delle persone più vulnerabili in Etiopia visita la nostra pagina per le donazioni.

Questo articolo è stato tradotto dall’originale pubblicato su ONE Magazine. Per leggere il testo originale, clicca qui.

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