Da dicembre 2025 le licenze di più di 30 agenzie umanitarie internazionali nei territori palestinesi sono rimaste appese a un filo. Il team della CNEWA-Pontificia Missione per la Palestina, con sede a Gerusalemme, ha però continuato a operare senza sosta. In quello stesso periodo ha erogato quasi 1,2 milioni di dollari in aiuti umanitari, come ha reso noto Joseph Hazboun, direttore regionale per la Palestina e Israele.
La guerra a Gaza e l’escalation della violenza dei coloni estremisti in Cisgiordania occupata hanno distrutto l’economia palestinese. Il turismo è crollato e il governo israeliano si rifiuta di trasferire all’Autorità Palestinese la propria quota delle entrate fiscali. La disoccupazione è triplicata e intere famiglie sono scivolate nella povertà.
Per far fronte ad alcune di queste emergenze nell’area di Betlemme, la CNEWA-Pontificia Missione ha lavorato con partner locali al ripristino della cucina nel convento delle Suore Francescane nel campo profughi di Aida. La struttura rinnovata dà oggi lavoro a famiglie del posto, che preparano, confezionano e distribuiscono i pasti alle famiglie anziane e bisognose. Altri interventi hanno creato posti di lavoro e garantito pasti ai residenti locali, in particolare agli anziani. La Società Caritativa Antoniana-Casa per Anziani di Betlemme ha ricevuto copertura per due mesi di spese operative. All’ospedale arabo Al-Ahli di Gaza è stato rimesso in funzione il reparto ustioni e finanziati interventi chirurgici salvavita. Infine, il Consiglio delle Chiese del Vicino Oriente ha ricevuto attrezzature di laboratorio per il suo ambulatorio nel quartiere Al-Rimal di Gaza.
A marzo, mentre i musulmani di Gaza celebravano l’Eid al-Fitr, che segna la fine del mese sacro di Ramadan, la CNEWA-Pontificia Missione ha distribuito abiti invernali ai bambini.
«A dire la verità, i vestiti per l’Eid hanno portato gioia ai nostri figli e anche a noi», ha raccontato Yasmine Sdodi, madre sfollata dopo due anni di guerra a Gaza. «Non avevamo davvero la possibilità di comprare loro nulla.
«Mancava solo un giorno all’Eid e non eravamo ancora riusciti ad acquistare dei vestiti. Ma per grazia di Dio, e grazie al sostegno della CNEWA-Pontificia Missione, siamo riusciti ad averli», ha aggiunto.
I bisogni sul campo sono aumentati da dicembre, quando Israele ha revocato le licenze a 37 organizzazioni umanitarie operanti in Cisgiordania e a Gaza, sostenendo che non avevano completato la documentazione completa relativa ai loro dipendenti stranieri e palestinesi.
Il 20 maggio l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha respinto il ricorso di 19 agenzie umanitarie internazionali, tra cui Caritas Internationalis, Medici Senza Frontiere, Oxfam e l’American Friends Service Committee. Le agenzie dovranno conformarsi ai nuovi obblighi di registrazione. Questi impongono di comunicare i numeri di passaporto e di documento d’identità di tutti i dipendenti stranieri e palestinesi. La Corte ha stabilito che Israele ha il diritto di verificare che le organizzazioni straniere non abbiano legami con gruppi terroristici.
Tali disposizioni violano però le leggi sulla privacy in vigore in Canada e nell’Unione Europea. I legali delle organizzazioni umanitarie hanno aggiunto di temere che Israele utilizzi quei dati per prendere di mira i propri dipendenti.
Secondo la Commissione Europea, sono 3,6 milioni i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania che dipendono dagli aiuti umanitari.