Nella tarda serata del 29 luglio, un attacco aereo israeliano contro un appartamento residenziale, proprio accanto all’ospedale arabo Al-Ahli, sostenuto da CNEWA, ha danneggiato alcune strutture dell’ospedale nel centro di Gaza City.
L’esplosione ha mandato in frantumi finestre e porte all’interno dell’ospedale e danneggiato un ascensore che serve il centro diagnostico. Sebbene l’ospedale non sia stato colpito direttamente, il personale racconta che l’attacco ha suscitato paura tra i pazienti e gli operatori sanitari.
«L’impatto psicologico sulle nostre équipe mediche è stato notevole», ha affermato Mousa Ayad, dirigente dell’ospedale arabo Al-Ahli.
Il signor Ayad ha spiegato che l’ospedale si trova a meno di due chilometri dalla cosiddetta «Linea Gialla», l’area sotto il controllo israeliano all’interno della Striscia di Gaza, istituita dopo il cessate il fuoco dello scorso ottobre.
«Le continue esplosioni generano confusione tra gli operatori sanitari e aumentano la pressione psicologica sui pazienti», ha detto.
Alla domanda se l’ospedale possa diventare un obiettivo militare, Ayad ha risposto che nessuno è in grado di prevedere dove colpirà il prossimo attacco.

«Questa è una guerra e nessuno sa dove si manifesterà il prossimo pericolo. Tuttavia, considerato il ruolo umanitario e sanitario dell’ospedale, non riteniamo che la struttura sia un obiettivo intenzionale».
Ayad ha sottolineato che, nonostante il cessate il fuoco, il sistema sanitario di Gaza ha recuperato ben poco.
«La situazione non è migliorata in modo significativo. Gli ospedali continuano a fare i conti con la carenza di forniture e attrezzature mediche e di altri materiali essenziali», ha detto. «Migliaia di pazienti sono ancora in lista d’attesa per un intervento chirurgico, mentre molti altri devono ancora uscire da Gaza per ricevere cure specialistiche».
L’esercito israeliano ordina ai residenti di intere aree abitative di allontanarsi prima degli attacchi aerei, senza però indicare quale edificio verrà colpito. Gli avvertimenti riguardano spesso quartieri con decine di edifici residenziali e strutture che ospitano sfollati. I residenti non sanno quindi dove avverrà l’attacco e vivono in un clima di paura e panico diffusi.
Mahmoud Basal, portavoce della Protezione civile di Gaza, ha dichiarato a CNEWA che «questa politica costringe intere comunità a fuggire senza sapere se le loro abitazioni siano realmente in pericolo».
«Quando l’ordine di evacuazione riguarda intere aree residenziali, le persone fuggono nel timore di un attacco, senza sapere quale edificio verrà colpito. In molti casi, un singolo attacco distrugge non solo l’edificio preso di mira, ma anche le abitazioni vicine, a causa dell’uso di missili ad alto potenziale esplosivo da parte di Israele, lasciando decine di famiglie senza un riparo», ha detto Basal.
L’attacco avvenuto nelle vicinanze dell’ospedale arabo Al-Ahli si inserisce in un contesto che, secondo i responsabili locali dei servizi di emergenza, registra un sensibile aumento dei raid contro edifici residenziali multipiano.
Basal ha affermato che l’attacco del 29 luglio è stato particolarmente pericoloso perché ha colpito un’area adiacente sia a un ospedale ancora operativo sia a un sito che ospita sfollati.
Ha inoltre spiegato che le squadre della Protezione civile non hanno potuto raggiungere immediatamente il luogo dell’esplosione, poiché i soccorritori temevano un secondo attacco.
«L’incendio è rimasto attivo per oltre 15 minuti prima che le nostre squadre potessero intervenire», ha dichiarato Basal. «Continuiamo a lavorare in condizioni estremamente difficili, con una grave carenza di mezzi antincendio, autobotti e carburante, una situazione che rende ogni operazione di soccorso ancora più complessa».
Secondo il Ministero della Salute di Gaza, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco nell’ottobre 2025 quasi 1.200 palestinesi hanno perso la vita e circa 3.900 sono rimasti feriti.
Nel frattempo, Israele ha continuato ad ampliare le aree della Striscia di Gaza sotto il proprio controllo militare. Un recente reportage di Reuters riferisce che le forze israeliane controllano oggi circa il 64% del territorio, rispetto a quanto previsto al momento del cessate il fuoco, quando la quota si attestava intorno al 53%. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele intende estendere il proprio controllo fino a circa il 70% della Striscia.
In un altro rapporto, l’Associated Press ha analizzato immagini satellitari che mostrano un vasto sistema di terrapieni e postazioni militari realizzato dall’esercito israeliano. Le infrastrutture si estendono per oltre 22 chilometri all’interno di Gaza, lungo alcuni tratti della zona cuscinetto. Secondo gli analisti, il sistema consolida una presenza militare più profonda e destinata a durare nel tempo.
Per molti operatori sanitari, tuttavia, la preoccupazione più urgente resta quella che si vive ogni giorno sul campo.
«Il rumore dell’esplosione ha riportato alla mente i ricordi dei giorni più bui della guerra», ha raccontato Ayad. «Anche dopo oltre nove mesi di cessate il fuoco, gli effetti del conflitto continuano a segnare ogni aspetto della vita quotidiana».